Stefano Lanza

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STEFANO LANZA

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Safety – Coaching-Training- Consulting

Micro e macro interagiscono costantemente generando motivazioni, impegno e partecipazione della persona. Per questi motivi il formatore deve sperimentare sempre più approcci sistemici e strumenti innovativi, anche associando differenti discipline. La formazione è sempre più esperienziale, e il luogo ideale dove generare apprendimenti in grado di produrre cambiamenti personali e professionali coerenti con le dinamiche di sviluppo dello scenario socio-economico e le esigenze competitive delle organizzazioni.
Quali sono i metodi e gli strumenti a disposizione del formatore in grado di migliorare l’interazione tra scenario sociale e competitivo, organizzazione e persona al fine di arrivare alla giusta comprensione delle dinamiche economiche e industriali, all’uso consapevole della tecnologia e al corretto sviluppo personale?

C’è un rapporto imprescindibile tra fare impresa e formazione, in questo periodo storico si posizionano al centro di qualsiasi dibattito sociale/economico/politico.
La formazione costituisce un legame molto forte tra impresa e risorse umane, diventa fondamentale per i paesi con economia avanzata.
Sono della convinzione che, investire in formazione si può fronteggiare i gravi problemi occupazionali che ci affliggono, si può sostenere anche una crescita economica ed essere competitivi con i vari sistemi produttivi, sia essi nazionali oppure nel mercato globale.
Ma questo legame,tra la formazione e il lavoro non è certamente un percorso privo di ostacoli.
Quello formativo appartiene alla cultura del sapere/saper essere/saper fare/saper far fare.
L’altro in se, appartiene all’economia, che necessariamente devono essere posti in una unica relazione,infatti la particolarità, sta, che, bisogna avere cura delle risorse umane, educando, ottimizzando, al fine di incrementare i processi produttivi.
Per queste naturali esigenze ci si pone l’attenzione al fine di individuare nuove tecniche e creare nuove forme di relazione, tra la formazione mirata ed il mercato per il lavoro.
Quindi, mi chiedo: Se la formazione costituisce un legame molto forte tra impresa e le risorse umane ;
Quanto sappiamo di formazione?
Ci siamo mai chiesti cosa vuol dire (semantica) formazione?
Ci siamo mai preoccupati di capire se ci sono delle tecniche, di come gestire un’aula?
Ci siamo mai preoccupati di capire se ci sono delle tecniche, di come ci si muove in aula?
Ci siamo mai chiesti se esiste un determinato tempo per creare in aula un clima POSITIVO, creando simpatia, tramite l’empatia, per il primo approccio con i discenti?
Ci siamo mai chiesti di come fare formazione,e cosa vuol dire “metodo efficace”?
In poche parole,pratica vissuta sul campo?,
O teoria piena di polvere?
Se queste basilari e principali nozioni, non fanno parte del nostro SAPERE…bhe, stiamo dando tutto per scontato.
A mio avviso, …parlerei di “CORRETTO SVILUPPO PERSONALE”
Quindi, dobbiamo imparare tutti ad essere coscienti che siamo professionisti nel formare, fare immaginare, far riflettere, incuriosire, fare usare la propria intelligenza per sfruttare le proprie risorse della fantasia, nell’inventiva, nella creatività, guidarli nel far trovare la giusta soluzione.
Se in tutto questo non siamo Professionisti facilitatori, diventa un modello comunicativo crittografato, e tutto ciò che e’ crittografato diventa un’enigma per chi ci ascolta.
Dobbiamo dare INPUT …
Applicando i metodi e i canali della “COMUNICAZIONE EFFICACE” verbale, paraverbale, non verbale.
Tutti abbiamo un opinione di come fare formazione.
Certo !
Ma io penso, che l’arte nel FORMARE
..cambia con il dare un ESEMPIO…
non un’opinione..
FORMARE E’ ARTE !!

 

La terza rivoluzione industriale, nel 1970, ha segnato la nascita dell’informatica. La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è ancora definita, probabilmente perché è tuttora in corso e solo a posteriori sarà possibile identificarne l’atto fondante. La moltiplicazione della complessità è una delle caratteristiche dell’innovazione, per cui di fronte a una tecnologia sempre più amichevole e familiare, ci si confronta con un’incertezza continua che rende complesso identificare il senso e la direzione del cambiamento. Ci avviamo verso un futuro in cui intelligenza artificiale, robotica e persone interagiranno nelle nostre organizzazioni.
In questo contesto quali metodi e strumenti possono essere utilizzati nella formazione professionale per facilitare un inserimento sensato e un uso consapevole di tecnologie abilitanti fondamentali per l’internazionalizzazione e la realizzazione di Industria 4.0?

Nella maggior parte delle Aziende, esiste una sorta di REBUS nell’organizzazione e nella comunicazione ….
Quindi cosa fare? Bisogna creare un “colossus”, un tale strumento capace di decifrare, trovare quella password, decrittografare, sfruttando l’unico canale che conosciamo: il saper comunicare,avendo le giuste tecniche di una “comunicazione efficace”.
Tuffiamoci per un attimo nel passato e immaginiamo di essere negli anni 40′,dove l’università della Pennsylvania, mette a punto un calcolatore elettronico, l’ENIAC, dal peso di 30 tonnellate,con 17.000 valvole.
Siamo in pieno conflitto della seconda guerra mondiale,questo calcolatore definito “colossus” decifrò i messaggi dei nazisti che nei primi anni di guerra erano invulnerabili per il solo fatto che riuscivano a comunicare con frasi crittografate.
Erano indecifrabili, per questo motivo furono denominati “enigma” (infatti fu’coniata la frase “colossus battè enigma”.
Passano un bel po’ di anni, uomini/programmatori sono al lavoro, studiano, ricercano,fino ad arrivare in una nuova era quella dei post-pc con iPhone e successivamente con iPad.
Morale: Se vogliamo comunicare e decrittografare gli enigmi, dobbiamo avere la capacita’ di sfruttare un linguaggio universale, dobbiamo essere creativi,passare dal pc di 30 tonnellate che rappresenta storia,ad un linguaggio post pc-iPhone.
“Alan Kay” disse che per predire il nostro futuro, il modo migliore sarebbe quello di inventarlo, perché se la scoperta avviene sempre in modo casuale, l’invenzione invece è il frutto di tanto lavoro e osservazione che porta all’ideazione di un progetto.
Grazie alla creatività, al talento, alla passione, alla motivazione, uno studio continuo, imparando la tecnica e con un allenamento continuo, sarà possibile migliorarne la realtà e la vita di tutte le persone, migliorandone anche la qualità.
Quindi? Semplici facilitarori che sanno dare l’eccellenza in formazione, fino al punto di ricercare e trovare nelle risorse umane,la giusta leva motiva,trasferendo loro una forte motivazione ad una soluzione.
Se in tutto questo non siamo Professionisti facilitatori,diventa un modello comunicativo crittografato, e tutto cio’ che è crittografato diventa un’enigma per chi ci ascolta.
“Nell’atto di creazione di ciascuno individuo l’arte nutre l’anima, coinvolge le emozioni e libera lo spirito, e questo puo’ incorag-giare le persone a fare qualcosa semplicemente perchè vogliono farlo. L’arte può motivare tantissimo, poichè ci si riappro-pria, materialmente e simbolicamente, del diritto naturale di produrre un’impronta che nessun altro potrebbe lasciare ed attraverso la quale esprimiamo la scintilla indiviaduale della nostra umanità”.
da “Arterapia in educazione e riabilitazione” Bernie Warren

 

I giovani si trovano di fronte a nuove e importanti sfide che prospettano rischi e opportunità. La trasformazione digitale ha portato un cambiamento della natura stessa del lavoro che causerà un inevitabile riassestamento della società. In settori storici stanno scomparendo numerosi posti di lavoro mentre altri segmenti di mercato vivono un momento fiorente sollecitando la continua ricerca di nuove figure professionali. Cambiano di conseguenza le competenze e le abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, ma rivestiranno altrettanta importanza il pensiero critico e la creatività da impiegare per attività di co-progettazione e co-sperimentazione di prodotti o servizi innovativi.
Quale formazione ritiene utile per supportare l’evoluzione delle organizzazioni e lo sviluppo di nuova occupazione?

La sapienza non sta negli abiti!!
Quali sono le competenze che fanno di un FORMATORE, un patrimonio? Un capitale ?
Sicuramente le qualità acquisite, MA!!, che ne fai tesoro e le personalizzi.
Questi, innestate con quelle professionali, fanno si, che un buon formatore diventi anche creativo.
Cosa voglio intendere,che le conoscenze personali più quelle osservate, e talvolta anche copiate, imitate, ma riviste, rimodellate nelle sceneggiature e nell’interpretazione, danno lustro a dover utilizzare anche la creatività.
Ma, per essere creativo devo SAPERE!!
Possiamo affermare che, il sapere e’un capitale, un patrimonio, un bene valutabile, osservabile e migliorabile nel tempo, attraverso processi di apprendimento e di sviluppo, scaltrezza mentale, ad es. attraverso corsi di formazione o percorsi di counseling.
Ecco perchè un attento e scaltro formatore risiede principalmente nel sapere come formare gli altri, avendo l’aria di non formare affatto, ma proponendo cose, che gli altri forse non sanno.
Un Formatore attento,con concetti eccezionali, propone cose come se gli altri le avessero soltanto dimenticate, comunicando nel linguaggio che conoscono, tenendo conto del livello di cultura e scolastico, sfruttando tutti i canali della comunicazione efficace.
Non si può insegnare niente a un uomo,si può solo aiutarlo a scoprire ciò che ha già dentro se stesso” (Galileo Galilei)


 

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