Teresa Nardulli

Categories: AIF,Interviste

  

TERESA NARDULLI

Responsabile formazione


Quali strategie un’azienda oggi può adottare per il Well-Being della persona?

Il termine Wellbeing lo vorrei intanto tradurlo dalle tante ormai parole prese dal vocabolario inglese all’italiano.

E si nota quindi come questo termine etimologicamente è composto da due parole che sono “bene ed essere” e sta ad indicare:

1. una buona salute, vigore fisico; anche, gradevole sensazione di soddisfazione, di appagamento psicofisico
2. condizione economica florida; agiatezza.
Soprattutto in ambito sanitario, nel quale svolgo la professione di Coordinatrice della Formazione del Personale, rappresenta lo stato di benessere in cui l’individuo riesce al meglio a mettere in campo le sue capacità cognitive ed emozionali, sia all’interno della sua vita professionale che privata, partecipando costruttivamente ai mutamenti del contesto in cui è inserito.

Vorrei a questo proposito ricordare l’effetto Hawthorne , che fu spiegato per la prima volta già nel lontano 1927 dai sociologi Elton Mayo e Fritz J. Roethlisberger durante una ricerca su una possibile relazione tra ambiente di lavoro e produttività dei lavoratori.

I due sociologi avevano condotto una serie di esperimenti per quantificare la produzione in relazione all’efficienza presso lo stabilimento della Western Electric di Hawthorne, Chicago.

Da questi esperimenti Mayo evinse che la produttività è strettamente legata all’atteggiamento nei confronti del lavoro e che la possibilità di comunicare all’altro i propri sentimenti e la possibilità di essere ascoltati e compresi erano fondamentali ai fini della produttività e della crescita della motivazione nel lavoro.
Questo studio risultò essere importante ed ancora attuale, perché dimostra come è possibile che il comportamento dei soggetti cambi per il solo fatto di partecipare a una ricerca.

Oggi guardando al futuro del mondo del lavoro, c’è anche da considerare che vi è una società sempre più tecnologica ed una sanità sempre più digitale, quindi il comportamento dei soggetti cambia non solo per il fatto di partecipare a una ricerca ma anche per apprendere e sentirsi parte di questa società ed in particolare di una sanità digitalizzata.

Infatti secondo il report “Building the Hospital of 2030” di Aruba: mobile, cloud, IoT
(Internet of things) e intelligenza artificiale cambieranno le aziende sanitarie, ma anche il modo di vivere dei pazienti in cura per diverse malattie.

Più nello specifico, lo studio illustra 5 previsioni chiave su come le aziende sanitarie si trasformeranno entro il 2030.

1. Autodiagnosi del paziente: grazie a dispositivi indossabili e basati su app
2. L’ospedale automatizzato: il check-in ospedaliero includerà una tecnologia di imaging in grado di valutare la frequenza cardiaca, la temperatura e la frequenza respiratoria sin dall’ingresso, i sensori potranno rilevare la pressione sanguigna ed effettuare un elettrocardiogramma entro 10 secondi, generando un triage automatico o addirittura una diagnosi al momento.
3. Gli operatori sanitari raddoppiano il loro tempo libero: medici e infermieri, che al momento impiegano fino al 70% del loro tempo in lavori amministrativi, potranno analizzare rapidamente ecografie o cartelle cliniche con un dispositivo mobile risparmiando tempo utile per concentrarsi sulla cura del paziente.
4. Archivio di dati digitali: i dispositivi si integreranno con le cartelle cliniche digitali, aggiornando automaticamente le condizioni e le terapie, fornendo agli infermieri dati più completi, in tempo reale, facilmente accessibili per prendere decisioni migliori.
5. Consenso AI: non appena l’intelligenza artificiale (AI) inizierà a giocare un ruolo cruciale nella diagnosi e nelle terapie, il sostegno pubblico crescerà nella misura in cui saremo favorevoli a farci rilasciare diagnosi da una macchina, ma i servizi devono essere progettati e implementati intorno ai pazienti, i benefici siano spiegati e sia rilasciata l’autorizzazione.

Tutto questo mi porta ad una riflessione e cioè che, si, bisogna sfruttare al meglio la tecnologia e fare in modo che venga appresa con appositi corsi di formazione non solo per i professionisti sanitari ma anche che per gli utenti, ma senza tralasciare e mai sostituirsi alla relazione umana per salvaguardare sempre il benessere psico-fisico del paziente e di coloro i quali lavorano all’interno del settore sanitario.


 

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