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Teresa Tardia

Categories: AIF,Interviste

  


TERESA TARDIA


Professional Consultant, Coach, Mentor e trainer

PCC Coach con credenziale ICF, Mentor e trainer Opera nell’area delle Soft Skills con un set di tools che permettono la crescita delle persone, lo sviluppo del potenziale e del talento a livello Business ed Executive

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

La conoscenza dà il coraggio di fare buone scelte in situazioni incerte e complesse. Ogni individuo nell’arco della propria vita professionale si trova sempre più spesso davanti a scelte che lo portano verso mete, in termini lavorativi, anche molto diverse dalle posizioni ricoperte in quel momento. Come possono le aziende attraverso i loro reparti HR supportare adeguatamente le nostre scelte in una ottica di “incubator” delle attitudini personali, per farci individuare il giusto sentiero? Quali sono gli strumenti che aiutano le persone a trovare i migliori percorsi formativi volti a valorizzare le proprie attitudini e competenze?

Fare scelte è sempre complesso e quelle proposte vanno condivise per poi essere riviste ed attuate. Attraverso dei percorsi mirati di Coaching e di Mentoring le persone possono “crescere” e ampliare la vision si sé; ci sono progetti di che puntano a scoprire e rafforzare le potenzialità come con l’ottica è il miglioramento continuo: le competenze si allenano e si sviluppano.

È arduo dire quale percorso formativo sia il migliore: ha efficacia quello che si pianifica e “serve”, ma anche ciò che ha una elevata interazione con tutti i partecipanti a un percorso sia in modalità sincrona, che asincrona focalizzando sugli apprendimenti presenti e futuri. Piattaforme formative virtuali, sono strumenti basic di apprendimento: le facilitazioni sono il vero valore aggiunto individuale o di gruppo che genera esperienza e condivisione, dove osservare, ascoltare e imparare sono il punto di partenza per poi allenarsi per nuove mete.

 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

Possono le pratiche di mindfulness essere un valido aiuto alla consapevolezza dello stato psico-fisico quale fattore fondamentale per il miglioramento della cultura organizzativa aziendale?

Jon Kabat-Zinn è il punto di riferimento per la mindfulness. Quando la mente è libera da condizionamenti o limitazioni si lavora con agilità, velocità e una vision creativa e chiara. Rilassarsi per stare meglio nel lavoro e nella vita. Il benessere personale fa rima con benessere aziendale e sociale. Pratiche come la meditazione (con tutte le sue forme) il Tai Chi, il Qi Gong e lo Yoga sono forme di rilassamento che possono incrementare i livelli di consapevolezza e la capacità di essere sul posto di lavoro “giusti”. La Mindfulness aiuta a vivere meglio e ad essere nel flusso delle varie situazioni senza farsi condizionare. Che ben venga nel mondo aziendale!

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

La generazione Z ha dimostrato di voler entrare – a ragion veduta – nelle tematiche di sostenibilità e ambiente, anche se stimolate dalla figura/guru di Greta Tumberg. La Città è già in fiamme ha evidenziato l’urgenza dei temi green ma non solo, ha potuto dimostrare come in modo repentino queste generazioni abbiano superato il proprio individualismo per una causa e azione comune. Allo stesso modo dovranno sostenere il cambiamento con l’entrata nel mondo del lavoro. Quali sono quindi i percorsi formativi che si potranno mettere in pratica per supportare i giovani che entrano nella dimensione organizzativa lavorativa, dove necessariamente si dovranno favorire l’attivazione di atteggiamenti di cooperazione e collaborazione nei rapporti interpersonali e di gruppo, superando le individualità del singolo?

Le persone giovani tendenzialmente sono talentuose e con elevati livelli di visioning. I percorsi di studi le allenano al lavoro di gruppo favorendo la condivisione. Può accadere che preferiscano essere molto focalizzati su di sé piuttosto che sul “noi”. Certamente i social in questa direzione generano una inclinazione all’individualismo e a un allontanamento dal lavoro di gruppo. In una ottica green, etica e sociale le persone devono relazionarsi in modo diverso andando a cooperare e collaborare senza barriere di età ed etnia per raggiungere un obiettivo comune e non obiettivo del singolo. In termini interpersonali le dinamiche migliori si registrano quando si crea il gruppo per gestire le attività a breve, medio e lungo termine. La generazione Z si muove con maggiore creatività ed elasticità, ma hanno bisogno di essere sostenuti nelle proprie fragilità e nel confronto che diventa veloce, instabile e incerto.


 

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