Valentina Casonato

Categories: AIF,Interviste

  

VALENTINA CASONATO

Fondatrice di Experience Academy (www.experience-academy.it) scuola di formazione esperienziale con il cavallo per Imprenditori, Manager e Aziende

Che vantaggi può offrire la Gamification a livello esperienziale?

Il 2018 viene indicato come l’anno di maggiore applicazione della gamification in azienda, non solo in multinazionali, ma anche in aziende con meno di 10 dipendenti.

Per Gamification, come è noto, si intende l’applicazione di strategie di gioco, delle dinamiche tipiche dei giochi di gruppo in contesti professionali o comunque non legati a un ambiente ludico. La bellezza della gamification, secondo noi, è che può prestarsi a scopi diversi: per progetti di marketing, per far passare meglio i valori della cultura aziendale, per la gestione di progetti complessi, per il reclutamento o anche il benessere aziendale. Sicuramente è una grande opportunità per premiare, incentivare, coinvolgere il team… una sorta di evoluzione, potremmo dire, dei premi produzione e delle elezioni del venditore o del dipendente del mese.

La gamification funziona, quindi, quando c’è un vantaggio concreto per il dipendente. Pensiamo a Google. Qualche anno fa ha introdotto un gioco per le spese di viaggio, dedicato ai dipendenti che appunto viaggiavano spesso. Più si riusciva a tenere traccia delle spese di viaggio e certificarne il risparmio, più i “giocatori” potevano recuperare i soldi risparmiati con il loro stipendio. Questo è sicuramente un esempio virtuoso: promuovo la cultura aziendale, “controllo” le spese, premio i migliori con vantaggi concreti. Possiamo dire che il motivo principale per cui la gamification funziona è che affonda proprio le sue radici in queste 3 leve psicologiche: riconoscimento, senso di competizione e ricompensa.

E’ assai frequente ricorrere alla gamification anche per formare le proprie risorse su nuove tecnologie, nuove procedure, nuovi software. In questo caso il gioco si sostituisce ai classici corsi di formazione.
È noto come l’apprendimento migliora quando l’esperienza è divertente. Più si accresce il desiderio di competizione, più lo si fa in maniera non convenzionale, più si coinvolge il partecipante e più si interiorizzano le informazioni.

Tuttavia è bene stare attenti. Non sempre si può “delegare” alla gamification l’introduzione di nuovi “saperi”; il contatto umano nella trasmissione delle informazioni; il valore del gruppo nel confronto e nell’apprendimento: questi sono valori imprescindibili di cui un buon manager/leader dovrebbe tener conto. La risorsa inserita semplicemente in un processo di apprendimento “virtuale” potrebbe sentirsi poco motivata e “abbandonata”.

La nostra scuola di Formazione Esperienziale si fonda proprio sul valore dell’esperienza concreta in ambito formativo. Lavoriamo sull’interazione fra uomo e cavallo. Facciamo incontrare le persone con questi straordinari animali, capaci di restituire, proprio come davanti ad uno specchio, l’immagine di chi siamo veramente e di quale sia il nostro potenziale ancora inespresso.

Ci rivolgiamo a quelle aziende che desiderano colmare il divario tra teoria e pratica, tra consapevolezza e azione, tra ciò che si conosce e ciò che si sa fare. In questi anni abbiamo accompagnato centinaia di imprenditori e le loro aziende in un cammino volto alla valorizzazione del talento delle persone.

 

Quali strategie un’azienda oggi può adottare per il Well-Being della persona?

L’Italia finalmente si sta muovendo in questa direzione. Sono tantissime le aziende che stanno proponendo lo smart working ai propri dipendenti, anche se in modalità light (2- 3 giorni a settimana). Questa lentezza nell’applicazione dipende sicuramente da modelli lavorativi vecchi, per cui la presenza in ufficio è fondamentale per il controllo del dipendente.

Promuovere lo smart working significa, invece, fare un grande switch mentale: vuol dire mettere al centro il lavoratore, con l’attivazione di processi che richiedono, a livello umano grande fiducia, a livello organizzativo un grande investimento in formazione, perchè è il modello stesso dell’organizzazione aziendale che cambia.
Ancora una volta, il compito di pilotare questo cambiamento spetta al manager/leader; è a lui che deve determinare le linee guida della collaborazione, gli incontri online e dal vivo per monitorare il lavoro, stabilire i canali e gli strumenti giusti per la comunicazione a distanza, far sentire tutti i dipendenti partecipi e motivati al progetto, seppur a distanza.

Un buon leader sponsorizza autonomia e responsabilità; perchè lavorare da casa ha tantissimi vantaggi (riduce l’assenteismo, riduce i costi aziendali dello spazio fisico, migliora la vita dei dipendenti non costretti a muoversi nel traffico) ma sicuramente non è facile per il lavoratore. Lavorare lontano dall’ufficio significa essere più concentrati, più orientati ai risultati e alla gestione produttiva del tempo.

Può essere utile inserire all’interno dell’azienda un tutor, un coach con cui confrontarsi settimanalmente sulle difficoltà riscontrate o creare delle chat di supporto. E’ fondamentale dunque che questo processo di cambiamento venga sostenuto da un progetto formativo che punti ad accrescere in ogni dipendente la flessibilità e la capacità di adattamento ad un nuovo contesto e modo di lavorare. Se pensiamo al mondo dei cavalli, la loro sopravvivenza dipende dalla sua capacità di vivere il momento presente, di adattarsi all’ambiente e di effettuare rapide e precise valutazioni sulle opportunità e minacce del contesto in cui vive. Per questi motivi sono dei preziosi maestri a cui fare riferimento.

Lo Smart Working può avere un impatto positivo ed essere efficace nella misura in cui le persone siano preparate a questo cambiamento ed abbiano sviluppato quelle doti di flessibilità che i cavalli ci insegnano.

 

Quali competenze saranno richieste dalle aziende nel futuro mercato del lavoro?

La tecnologia sta “spostando” i posti di lavoro. 100 – 200 anni fa l’80% della popolazione si occupava di agricoltura. Ora meno del 3%. Quei lavori sono scomparsi e sono stati sostituiti da altri. Tra qualche anno la trasformazione digitale avrà dato vita a nuove figure professionali, e annientato completamente altre, modificando il nostro modo di lavorare e probabilmente i nostri figli in futuro faranno un lavoro in ambiti che oggi nemmeno immaginiamo.

Secondo il World Economic Forum il 65% dei bambini che oggi vanno a scuola, una volta diplomati o laureati, svolgeranno dei lavori che ad oggi ancora non esistono.

Due processi influiranno sull’occupazione e la nascita di nuove figure lavorative: la tecnologia e l’invecchiamento della popolazione.

Rispetto al primo punto. pensiamo al mondo della pubblicità, ad esempio. Quanto ha influenzato facebook negli investimenti in comunicazione? Tantissimo. Anche le piccole aziende locali che in passato investivano magari sulla carta stampata, oggi si affidano a questo strumento.D’altro canto, siamo una popolazione sempre più vecchia e questo significa che avremo sempre di più bisogno di figure che si occupino del benessere degli anziani. Pare che avremo bisogno di manager/consulenti della terza età: specialisti che si occuperanno di aiutare la popolazione che invecchia a gestire le loro esigenze personali e di salute.

In questo scenario, crediamo che l’alternanza scuola lavoro sia un’esperienza altamente formativa ed arricchente sia per le aziende che per i ragazzi.

Se la scuola offre percorsi di studio molto qualificati per sviluppare le competenze tecniche, ma spesso non riesce a trasmesse quelle che sono considerate le famose soft skills: leadership, intelligenza emotiva, capacità decisionali e relazionali empatiche, sono solo alcune delle abilità più richieste dalle organizzazioni. L’inserimento in azienda diventa quindi una grande opportunità per i giovani per favorire il loro orientamento e acquisire consapevolezza di che cosa il mondo del lavoro richiede.

Questo processo diventa ancora più produttivo quando i ragazzi non solo vengono inseriti nei processi di produzione dell’azienda, ma anche nei percorsi di formazione interna.

Creare un modello innovativo di apprendimento, utile a sostenere chi vuole ricoprire ruoli di responsabilità ed influenza decisiva per lo sviluppo del business e dei target aziendali è la Vision con cui è nata Experience Academy. Rendere le persone consapevoli delle proprie potenzialità per sviluppare il talento che c’è in ogni individuo è quello che ci proponiamo di fare attraverso dei percorsi formativi esperienziali coinvolgenti, in cui i coach sono i cavalli!


 

Torna all’elenco delle interviste

0
0