“(Il punto di forza dell’incontro è stato) La “pragmaticità” della formatrice. Non è stato un incontro accademico, ma nemmeno “improvvisato”; al contrario ha reso efficace “esperienziandoli” anche con oggetti caricati di simbologia, i contenuti. Inoltre la formatrice ha “sudato” – cosa che è spia che sia convinta di quanto dice. È stata aperta al dialogo con l’uditorio e ha preso posizione convincente, a mio avviso, anche sul tema de “il bambino che non usa lo schermo può rimanere fuori dal contesto dei coetanei”.
(Un partecipante)
I protocolli della formazione prevedono che i discenti abbiano la possibilità di fornire un feedback attraverso la compilazione di appositi questionari all’interno di procedure di Customer Satisfaction: questione importante per il discente (perché esercita il diritto di esprimere una valutazione sul servizio di formazione di cui ha usufruito) e cruciale per il formatore (che acquisisce in questo modo elementi utili a rivedere costantemente la sua proposta formativa in un’ottica di miglioramento e crescita).
Dal punto di vista del puro marketing, la soddisfazione del cliente è di fondamentale importanza sia per consolidare la reputazione dell’azienda o del professionista, sia per fidelizzare il cliente[1]. Allargando l’orizzonte, si può e si deve considerare il valore etico e potenziale della soddisfazione del committente che rappresenta un’area critica del successo formativo: un discente soddisfatto della formazione che ha frequentato alberga in sé la traiettoria applicativa delle competenze che ha acquisito. Vuole applicarle, desidera modificare le sue abitudini educative ed avverte una spinta interiore al miglioramento.
Analizzando 206 questionari compilati dai partecipanti alla formazione per adulti educanti di Educazione Consapevole® nel biennio educativo 2022/2023 e 2023/2024, si rilevano quattro elementi trasversali e ricorsivi di soddisfazione, convertiti in alta qualità percepita: autenticità, chiarezza, condivisione e concretezza. I questionari mostrano che vi sono delle costanti nel vissuto dei discenti, qualunque sia la loro identità e ruolo; intendo dire che al di là dell’esperienza, della formazione, delle competenze e delle caratteristiche pregresse, ciò che viene maggiormente apprezzato e sentito come elemento di qualità nella formazione frequentata è uguale per tutti. Di seguito andiamo ad esaminare questi elementi.
Autenticità
Considerando che i temi e i contenuti di una formazione rivolta agli adulti educanti intercettano vissuti e stati emotivi profondi e delicati, l’atteggiamento del formatore gioca un ruolo cruciale nella gestione del clima d’aula e nella percezione di sicurezza e accoglienza avvertita dai discenti. L’autenticità del formatore, la convinzione che esprime (e che si accompagna alla competenza senza mai travalicarla ma integrandosi con essa), la sua presenza sincera nel “qui e ora”, il senso di responsabilità che trasmette concorrono ad ispirare, motivare e rendere più ricettive le menti e i cuori dei partecipanti[2].
Le persone sono tendenzialmente inclini a fidarsi di chi trasmette partecipazione emotiva e trasporto ma, al contempo, risulta affidabile e ragionevole; non si tratta di “incantare” le persone, ma di comunicare la propria onesta convinzione circa l’importanza e il valore del percorso di crescita che si sta co-costruendo in aula. Integrità e apertura al dialogo sono molto apprezzati perché trasmettono solidità e, contemporaneamente, permettono di ascoltare le posizioni critiche senza rifiutarle o negarle ma utilizzandole come veicolo di ascolto, confronto e crescita condivisa. Tutto questo contribuisce a creare un clima di collaborazione e partecipazione che aumenta drasticamente il livello di qualità percepita e rende più vero e umano il contesto della formazione.
Chiarezza
Il bisogno di comprendere la realtà, di tradurre gli stimoli in informazioni intelligibili e integrabili nella propria esperienza di vita, è universale e di fondamentale importanza per il benessere delle persone. Ciò che non capiamo determina dentro di noi confusione, disagio e incertezza, impedendoci la percezione di controllo sulla realtà dalla quale dipende la nostra eudaimonia, la sensazione di felicità autentica e duratura alla quale ogni mente umana aspira e che dipende dall’integrazione delle funzioni psichiche[3].
Per un formatore è essenziale puntare al massimo grado di chiarezza possibile, poiché il suo obiettivo è favorire l’acquisizione di informazioni e l’incremento di competenze dei discenti; essere chiari significa aumentare drasticamente la possibilità di apprendimento di chi ascolta e semplificare il suo percorso di crescita. La struttura del progetto formativo, il vocabolario prevalente, i passaggi logici e quelli immaginativi, gli ausili e i materiali forniti, la scelta dei mezzi di invio dei messaggi… Tutto può concorrere a determinare un grado di chiarezza espressa che si traduca al meglio possibile in chiarezza percepita la quale, poi, influirà direttamente sul grado di qualità percepita dai discenti grazie alla sensazione di padronanza dell’argomento[4].
Condivisione
Come accennavo nella prima parte di questo articolo, il target di utenza della formazione di cui mi occupo è duplice: da una parte vi sono i professionisti dell’educazione (educatori, coordinatori di servizio, insegnanti di scuola dell’infanzia, ecc.) e, dall’altra, figure di accudimento “comuni” (genitori, nonni ecc.). All’interno del gruppo dei discenti di un corso di formazione rivolto a questo target di utenza, può capitare che vi siano rappresentanti di entrambe le categorie, ciò accade, ovviamente, nei corsi e negli incontri di taglio più divulgativo e meno tecnico. In queste situazioni, non è raro che una mamma sia seduta accanto ad una logopedista o un papà vicino ad una puericultrice (e ne escono scenari di grande ispirazione, decisamente apprezzabili ed apprezzati).
Tale commistione di figure comporta una sfida per il formatore che deve mantenere vivo l’interesse di tutti, evitando di sbilanciare eccessivamente il livello tecnico dei contenuti a favore di una categoria o dell’altra e, allo stesso tempo, preservando per entrambe uno spazio di crescita adeguatamente calibrata (ad esempio fornendo del materiale di approfondimento differenziato e/o spazi di confronto post formazione dedicati e disgiunti).
La grande opportunità, offerta dalla compresenza di persone diverse tra loro all’interno di uno stesso gruppo, è quella di creare ponti, condividere competenze e favorire il dialogo e il confronto tra ruoli educativi diversi. I partecipanti apprezzano molto questa varietà di presenze e il momento dedicato alla condivisione ne beneficia, grazie alla sensazione di avere tutti qualcosa di unico da mettere sul tavolo e da portare al gruppo[5].
Concretezza
Se possedessi un mattone per ogni volta che mi è stato detto in un corso “Se lo avessi saputo prima!” potrei costruire una casa, ma se avessi ricevuto in dono una tegola per ogni domanda tipo: “E come posso fare, allora?” quella casa avrebbe un bel tetto sopra la testa (e una tettoia aggiuntiva in giardino).
Le persone vogliono imparare, ma vogliono soprattutto che ciò che imparano sia traducibile in azioni, gesti e comportamenti. Questo è possibile quando la teoria viene tradotta in pratica attraverso lo strumento principe che ogni formatore, docente e insegnante utilizza per dimostrare come ciò che racconta sia vero e realizzabile: la narrazione di esempi e casi reali[6].
La frase “proviamo a fare un esempio” evoca in aula un sensibile aumento della tensione emotiva, aggancia l’attenzione dei distratti, raduna gli incerti e orienta l’interesse del gruppo. Più gli esempi portati in formazione sono dettagliati maggiore è il grado di soddisfazione dei discenti, più le storie narrate sono vicine al vissuto di chi ascolta e migliore è il risultato che si ottiene in termini di qualità percepita.
Dimostrare che è possibile tradurre le conoscenze in comportamenti concreti rappresenta lo snodo fondamentale perché i partecipanti ad una formazione avvertano il valore di essere presenti, a quel corso e non ad un altro, con quelle persone, in quel momento. Le persone desiderano, infatti, migliorare e crescere, aspirano a sentirsi competenti e capaci, sia per essere riconosciuti come tali dagli altri sia per necessità di autostima e senso di autoefficacia: rispondere a questo bisogno di evolvere dei partecipanti significa guadagnarsi il loro apprezzamento e ricevere feedback di qualità percepita decisamente soddisfacenti.
Concludendo: autenticità, chiarezza, condivisione (anche e soprattutto in gruppi eterogenei) e concretezza sono elementi cruciali di cui aver cura nella progettazione e nella conduzione di una formazione dedicata agli adulti educanti. Trascurare anche uno solo di questi elementi comporta il rischio di non soddisfare i bisogni dei discenti, dato che incidono direttamente sul grado di qualità percepita e di soddisfazione nei partecipanti (come da grafico sottostante).
Figura 1: Valutazione di qualità circa i contenuti della formazione frequentata da adulti educanti – Fonte: elaborazione diretta di 206 questionari compilati da utenti di Educazione Consapevole negli anni educativi 2022/2023 e 2023/2024.
Un buon lavoro di progettazione e un’attenta conduzione d’aula, consapevole delle dinamiche che governano l’esperienza formativa di questo target di utenza, consentono di rispondere ai bisogni dei discenti che necessitano di trovare nella formazione la possibilità di aumentare le proprie conoscenze e costruire nuove ed efficaci competenze per svolgere al meglio il proprio compito educativo.
[1] Zeithaml V. A., Parasuraman A., Berry L. L., (1991), Servire qualità, Milano, McGraw Hill.
[2] Casula C., (2016), I porcospini di Schopenhauer. Come progettare e condurre un gruppo di formazione di adulti, Franco Angeli ed.
[3] Siegel D., Bryson T, (2018), Yes Brain, Raffaello Cortina ed.
[4] Pinker S., (2019), Come funziona la mente, Castelvecchi ed.
[5] De Sario P., (2023), Far funzionare i gruppi, Franco Angeli ed.
[6] Muzzarelli F., (2022), Apprendimento operativo, Franco Angeli ed.

Maria Beatrice Nava
Maria Beatrice Nava è formatrice e professionista del settore materno infantile (LM in Psicologia dello Sviluppo e dei Processi Educativi, Esperta in Psicopedagogia Prenatale ANPEP, Insegnante Certificata di Massaggio Infantile, Educatrice), Fondatrice di Educazione Consapevole®.
E-mail: educazioneconsapevole@gmail.com





