Formare il valore pubblico nell’era della transizione digitale, ecologica e amministrativa

Il XXI Convegno Nazionale AIF 2025, svoltosi a maggio scorso, è stato dedicato alla formazione nella Pubblica Amministrazione-P.A.[1] e ha ospitato il titolare del competente Dicastero, il Ministro Paolo Zangrillo, il cui intervento è stato dedicato allo stato di attuazione della riforma della P.A. promossa nel quadro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Riforma che ha visto impegnato il Ministro sin dall’inizio del suo mandato, con l’emanazione di vari Decreti e Direttive, tra le quali l’ultima – di gennaio 2025 – è dedicata alla Valorizzazione delle persone e produzione di valore pubblico attraverso la formazione[2].

In questa Direttiva – il cui obiettivo primario attiene alla promozione di una cultura dell’apprendimento continuo, finalizzata al miglioramento sia delle competenze del personale, che dell’efficacia delle istituzioni pubbliche e della qualità dei servizi – vengono delineati i principi e gli strumenti per una “concreta ed efficace attuazione delle politiche di formazione del personale”, con un’indicazione molto chiara: “La promozione della formazione costituisce … uno specifico obiettivo di performance di ciascun dirigente che deve assicurare la partecipazione attiva dei dipendenti alle iniziative formative, in modo da garantire il conseguimento dell’obiettivo del numero di ore di formazione pro-capite annue, a partire dal 2025, non inferiore a 40...”. Il Ministro, inoltre, sottolinea  che la formazione del personale non deve limitarsi a contenuti soltanto tecnici, ma mettere sullo stesso piano la “dimensione ‘valoriale’ della formazione, aumentando ovvero migliorando la consapevolezza del fatto che le iniziative di sviluppo delle conoscenze e delle competenze devono produrre valore” non solo per i dipendenti pubblici, ma anche per i fruitori dei servizi erogati dalla P.A. e ogni altro portatore di interesse.

In un contesto geopolitico caratterizzato da rivoluzioni inaspettate quanto sfidanti, nonché da “impetuosi avanzamenti tecnologici[3], la formazione del personale diventa, così, leva imprescindibile per consentire alle amministrazioni dello Stato di raggiungere quei target di valore pubblico in grado di far fronte qualitativamente e quantitativamente ai bisogni individuali e/o comunitari manifestati nei diversi ambiti di riferimento, a cominciare dai programmi formativi dedicati all’equità sociale e all’inclusività, volti a “ridurre le disuguaglianze e promuovere l’equità nella fornitura dei servizi”.

Secondo la Direttiva, poi, oltre a perseguire l’accrescimento delle conoscenze e delle competenze, necessarie ai dipendenti pubblici per il conseguimento degli obiettivi assegnati, la formazione deve anche mirare al rafforzamento della consapevolezza del ruolo svolto da ognuno, sia all’interno sia all’esterno del contesto dell’amministrazione, perché un’inadeguata “coscienza del ruolo ricoperto dalle persone è una delle cause alla base del divario, anche ampio, tra potenzialità individuali, in termini di conoscenze e competenze, e performance realizzate”; viceversa, potenziando la coscienza del ruolo ricoperto, ogni dipendente potrà comprendere appieno il significato dei compiti quotidiani, la loro relazione con quanto svolto dalle altre persone con le quali collabora e, quindi, accrescere il valore del proprio contributo al raggiungimento degli obiettivi dell’amministrazione.

La Direttiva dedica anche una particolare attenzione alle soft skills e, partendo dalla Comunicazione della Commissione Europea sul rafforzamento dello spazio amministrativo europeo (ComPAct), ne delinea una precisa articolazione per una P.A. moderna e di qualità, id est: 

 

I processi di cambiamento che le amministrazioni pubbliche sono chiamate a porre in essere combinano, dunque, la dimensione digitale, ecologica ed amministrativa e richiedono esplicitamente la messa in campo di competenze di leadership e soft skills. Ma non solo: per agevolare le amministrazioni pubbliche nello sviluppo dei contenuti e degli obiettivi delle attività formative, la Direttiva propone anche una sottoarticolazione per ciascuna delle aree di cui alla Figura 1, mirando, sempre coerentemente con quanto previsto dal ComPAct, alla realizzazione, in un’ottica sistemica, di “un linguaggio comune e condiviso sulla definizione del sistema di competenze che contraddistingue il pubblico impiego, anche al fine di orientare al meglio i processi formativi e di sviluppo”:

 

Si tratta, in conclusione, di una vera e propria riforma culturale, che, come tale, investe non soltanto manager, dirigenti e dipendenti/discenti, ma anche i formatori, perché, come sottolineato dal Ministro Zangrillo durante il XXI Convegno Nazionale AIF: “Non basta digitalizzare i procedimenti. Occorre formare persone consapevoli, responsabili, capaci di scegliere. Solo una PA che apprende sarà una PA che innova[4].

 

 

[1] Per maggiori dettagli sui contenuti del XXI Convegno AIF si veda l’articolo a cura di S. Cortesiana Il presente innovativo e il futuro della Pubblica Amministrazione: consolidare la formazione, costruire reti e ampliare la visione (https://associazioneitalianaformatori.it/il-presente-innovativo-e-il-futuro-della-pubblica-amministrazione/).

[2] https://funzionepubblica.gov.it/media/juepdyrn/direttiva_ministropa_14gen2025_formazione.pdf

[3] Ib.

[4] S. Cortesiana Il presente innovativo e il futuro della Pubblica Amministrazione: consolidare la formazione, costruire reti e ampliare la visione (https://associazioneitalianaformatori.it/il-presente-innovativo-e-il-futuro-della-pubblica-amministrazione/).

 



Luisa Santoro

Laurea in Lettere e Filosofia, formatrice iscritta all’AIF, da 25 anni si occupa di formazione e capacity building, anche a livello internazionale, in ambito aerospaziale, con pubblicazione di articoli per Aviation & Space Journal, Rete Nazionale dei CUG, International Astronautical Federation, AIF.

E-mail: luisasantoro@gmail.com

 

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