L’importanza dei servizi alla prima infanzia 0-3 anni: come la formazione, accompagnata da percorsi di coaching possono impattare nella comunità educante in tutto il territorio italiano.
I primi tre anni di vita rappresentano una fase cruciale nello sviluppo del bambino.
È in questo periodo, infatti, che si gettano le basi per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dell’individuo.
Molti progetti formativi possono essere intrapresi con il focus di un supporto completo e integrato alle famiglie, promuovendo la salute, il benessere e lo sviluppo dei più piccoli, oltre che percorsi educativi e formativi rivolti ai genitori.
Si dice, infatti, che figli si nasce e genitori si diventa.
Possiamo affermare che quello del genitore è un lavoro importantissimo e impegnativo, che pone le basi non solo per il nucleo familiare, ma anche per la società.
I primi esperimenti sull’infanzia sono collocati nell’800 in Scozia: Robert Owen, un filantropo e riformatore sociale inglese a New Lanark, fondò una scuola per l’infanzia dove i bambini venivano accuditi e educati in un ambiente stimolante.
Friedrich Fröbel, un pedagogista tedesco, sviluppò ulteriormente queste idee, creando i primi “Kindergarten” (giardini d’infanzia) alla metà del XIX secolo. In questi luoghi, i bambini potevano giocare liberamente e apprendere attraverso attività manuali e sensoriali.
In Italia, sempre nello stesso periodo, Laura Solera Mantegazza fondò a Milano il primo “Ricovero per lattanti”, un asilo nido destinato ai figli delle operaie tessili. Questo evento segnò un punto di svolta, dimostrando che l’educazione e l’accudimento dei bambini più piccoli erano un bisogno sociale fondamentale. Anche Antonio Stoppani, un prete e naturalista, si dedicò alla diffusione degli asili infantili in Italia, ispirandosi al modello di Fröbel.
Nel XX secolo, gli asili nido si sono diffusi sempre più, anche grazie all’impegno di pedagogisti come Maria Montessori e Loris Malaguzzi, che hanno contribuito a definire nuovi approcci educativi.
La seconda metà del XX secolo ha visto un’accelerazione nella diffusione degli asili nido, grazie anche all’emanazione di leggi che ne hanno regolamentato la gestione e l’organizzazione. In Italia, la legge 1044 del 1971 ha rappresentato una svolta fondamentale, riconoscendo il diritto all’educazione e all’accudimento dei bambini nei primi anni di vita.
Il mondo del lavoro, la cultura all’infanzia, la pedagogia, la psicologia, la sociologia e le neuroscienze sono fondamentali e a supporto per una visione politica sul tema.
I servizi alla prima infanzia svolgono un ruolo fondamentale nel sostenere questo processo, offrendo ai bambini un ambiente sicuro, stimolante e ricco di opportunità di apprendimento.
Per le famiglie, questi servizi rappresentano un’opportunità fondamentale per conciliare la vita lavorativa con le esigenze di cura dei figli, garantendo una maggiore autonomia e flessibilità.
Un’offerta di centri dedicati alla prima infanzia di qualità, accessibile a tutti, contribuisce a ridurre le disuguaglianze sociali, promuovendo l’equità e l’inclusione.
I servizi alla prima infanzia sono un indicatore di attenzione anche alla parità di genere. Le donne con le loro famiglie, pur mantenendo il loro importante e fondamentale ruolo di madri, possono avere un supporto nell’accudire i propri figli e continuare a lavorare.
A lungo termine sembrano esserci anche dei benefici per i bambini. Alcuni studi scientifici dimostrano che i bambini che hanno frequentato contesti educativi di alta qualità nella prima infanzia presentano, nel lungo periodo, migliori risultati scolastici, maggiore benessere psicologico e un minor rischio di comportamenti antisociali.
Costruendo servizi di qualità possiamo sfatare questi miti:
- “Il bambino sta meglio a casa con la mamma” Certo, l’affetto materno è insindacabile, ma l’asilo nido offre al bambino l’opportunità di socializzare, di apprendere nuove competenze e di sperimentare nuove esperienze,
- “Al nido il bambino si ammala più spesso” È vero che i bambini al nido sono più esposti a virus e batteri, ma questo li aiuta a sviluppare un sistema immunitario più forte nel lungo periodo.
- “Le educatrici non possono sostituire la mamma“, le educatrici sono figure professionali preparate che offrono ai bambini attenzioni, stimoli e cure adeguate. Il loro ruolo è complementare a quello dei genitori, non sostitutivo. Vietato chiamarle zie, nonne, mamme, sono educatrici. Alle volte anche educatori, purtroppo sono casi rari e ci sarebbe bisogno di queste presenze.
- “Il bambino è troppo piccolo per stare al nido”: Non esiste un’età precisa a partire dalla quale un bambino è pronto per nido. Ogni bambino ha i suoi tempi, ma in generale, dopo i 6 mesi, è possibile iniziare un graduale inserimento.
- “Al nido il bambino non viene educato ai valori familiari”: Il team educativo lavora in stretta collaborazione con le famiglie per trasmettere ai bambini i valori fondamentali e per creare un ambiente educativo coerente con le convinzioni dei genitori.
Quali sono i pilastri di un servizio alla prima infanzia di qualità?
Ecco quelli che rappresentano le basi sicure:
- Personale qualificato: educatori formati e motivati, in grado di creare un ambiente educativo stimolante e accogliente.
- Rapporto numerico adeguato: un numero contenuto di bambini per educatore, che consenta di dedicare a ciascuno le attenzioni necessarie.
- Progetti educativi personalizzati: attività e proposte educative pensate per rispondere ai bisogni e alle curiosità di ogni singolo bambino.
- Collaborazione con le famiglie: un rapporto di collaborazione costante con le famiglie, per condividere le esperienze e sostenere il percorso educativo dei bambini.
Una rete sociale e territoriale che va sostenuta.
La mia esperienza ventennale nel contribuire con la formazione, accompagnata da percorsi di coaching, nelle organizzazioni che gestiscono servizi educativi, mi conferma quanto si possa impattare nel mondo sociale, nel territorio e nel mondo del lavoro. I paesi e le città sono attrattivi se forniscono queste opportunità.
In conclusione, investire nei servizi alla prima infanzia significa costruire il futuro dei nostri bambini e della nostra società. Un territorio diventa interessante e attraente anche per il lavoro, grazie alla presenza di questi servizi.
I servizi alla prima infanzia sono fortemente al centro della visione europea e statale, in questo periodo storico e con i seguenti obiettivi:
“(…) l’obiettivo tendenziale di raggiungere almeno il 33% di copertura della popolazione sotto i tre anni di età a livello nazionale” – Dlgs. 65/2017, art. 4
“Lo Stato promuove (…) la graduale diffusione territoriale dei servizi educativi per l’infanzia con l’obiettivo tendenziale di raggiungere il 75% di copertura dei comuni, singoli o in forma associata” – Dlgs. 65/2017, art. 4.
Conoscere i fondi per investire su queste realtà in tutto il territorio è un buon contenuto formativo.
Offrire a tutti i bambini la possibilità di accedere a servizi educativi di qualità è un atto di civiltà e un presupposto fondamentale per costruire un futuro etico e inclusivo.

Anna Maria Bernard
Supporto persone e aziende nel benessere individuale e organizzativo attraverso creazione di percorsi consulenziali, di coaching e formativi su misura. Utilizzo i Metodi del Coaching Prossemico, di Emergenetics, di Mindfulness e di Intelligenza Emotiva per valorizzare e motivare singoli e gruppi. La mia mission è creare un’eco di consapevolezza e di benessere per Aziende e Persone.
E-mail: amb@annamariabernard.it





