Il Rovesciamento dei Ruoli è una delle tecniche più utilizzate nel colloquio gestito con il Metodo Drammaturgico (Sabbadini, 2012). Si tratta, infatti, di una procedura molto efficace nella consulenza finalizzata ad affrontare un problema di natura relazionale.
Nel Rovesciamento dei Ruoli, il professionista propone al cliente di immedesimarsi in una delle persone che animano la vicenda che questi ha appena riportato e per la quale chiede un aiuto. Viene, cioè, invitato a guardare il problema con gli occhi di un soggetto che – nella vita quotidiana – è un suo interlocutore e che, molte volte, è proprio la fonte di quel problema.
Nello stesso modo, può essere il professionista che – d’accordo con il cliente – decide di interpretare uno dei personaggi descritti.
Nel primo caso, quando è il cliente ad interpretare la parte, attraverso il processo di immedesimazione potrà comprendere più facilmente i pensieri e le emozioni del suo interlocutore della vita reale.
Viceversa, quando è il professionista ad entrare nel ruolo, questi ascolterà le parole che il cliente intende adottare e gli restituirà un feed back sulle reazioni emotive e cognitive che egli ha provato nelle vesti del personaggio. In questo secondo caso, l’impiego della tecnica richiede che il professionista abbia preventivamente acquisito dal cliente le informazioni sufficienti ad interpretare il soggetto problematico, e che sia naturalmente portato alle immedesimazioni (Sabbadini, 2020, 2021, 2025). Il professionista specificherà che le proprie reazioni, ovviamente, non coincidono necessariamente con quelle che il cliente otterrà nella vita reale, ma possono rappresentare comunque un primo utile orientamento sugli effetti che avranno sue parole.
Il Metodo Drammaturgico inquadra il Rovesciamento dei Ruoli nel Giudizio di Pratica (Dewey, 2008), per mezzo del quale il professionista e il cliente verificano se le azioni materiali e verbali studiate e accreditate al protagonista della storia, in pratica, possono essere ragionevolmente funzionali a raggiungere l’obiettivo.
Il Rovesciamento dei Ruoli, utilizzato anche dalla scuola Conversazionale (Lai, 2002), deriva da una delle principali tecniche dello Psicodramma, l’Inversione dei ruoli (Yablonsky, 1976).
Nel prossimo numero di LN, prenderemo in esame la tecnica della Somministrazione di Frammenti di Caos.
Esempio 1 (dove il personaggio è interpretato dal professionista)
Cliente: Da due mesi sono stata inserita nell’area formazione di questa grande azienda. Vado a sostituire un collega con un’esperienza lunghissima e con un grande mestiere. In poche parole, devo riproporre il taglio formativo che lui ha impostato. Il problema è che lui ha già proposto agli allievi tutti gli “effetti speciali” che un buon formatore può attivare per sorprendere i partecipanti e attirare la loro attenzione. Io in teoria sono preparatissima, ma in pratica…
Ho delle idee, ma non so se potrebbero essere funzionali in quella situazione. Vorrei usare degli spezzoni di film per farli lavorare. Ma questo lo faceva anche il mio collega. La differenza sta nella scelta degli spezzoni e nel modo in cui posso utilizzarli. È su questo che vorrei un Suo parere.
Supervisore: Facciamo così. Mi descriva ora nel dettaglio come intende sviluppare la giornata di formazione. Io immagino di essere uno degli allievi e Le descrivo come mi sento. Dunque, abbiamo detto che gli allievi vengono da due giorni di formazione outdoor. Inizia la mattinata: che succede?
Esempio 2 (dove il personaggio è interpretato dal professionista)
Coach: Dobbiamo trovare delle strategie per neutralizzare questo suo comportamento, mi sto mettendo, e invito te a metterti, nei panni suoi per un momento e provare…
Cliente: Ci sto già stretto nei miei.
Coach: Eh, lo so, ma per riuscire a trovare una strategia per neutralizzare questo suo comportamento, può essere utile che tu ti metta nei suoi panni per un momento, e pensi come vive lui la relazione con te, e perché adotta certi atteggiamenti. Mentre mi dicevi queste cose, io ho provato ad immedesimarmi nel CEO e la reazione emotiva che ho avuto nei tuoi confronti è che qualunque cosa io faccia tu ti incazzi. Io ti temo perché sei una persona carismatica, riconosciuta, affettiva, la maggioranza delle persone ti vuole bene. Io vorrei trovare un modo per controllarti, ma non ci riesco perché qualunque cosa io faccia tu riesci a fregarmi, ad attaccarmi, quindi io ho paura di te.
Cliente: Quindi tu mi stai dicendo che questa persona potrebbe temermi in quanto potrebbe vivere il mio atteggiamento come degli attacchi.
Coach: Sì.
Esempio 3 (dove il personaggio è interpretato dal cliente)
Cliente: Dunque, la questione è questa. Intanto Le premetto che ho un buon rapporto con mia figlia Silvia.
Non ho mai voluto fare l’“amica” come fanno molte mamme. Insomma, ho fatto la madre a tutti gli effetti. Per cui, l’unica cosa che lei mi ha sempre contestato è che la controllo troppo, che voglio sapere tutti i fatti suoi! Insomma, il problema ora è che la vedo molto triste perché, questo lo so, ha una relazione difficile con un ragazzo. Allora, vorrei che lei si sentisse libera di confidarsi. Temo però che, se appena le chiedo qualcosa, lei si chiude “a riccio” per la questione della paura del controllo…
Counsellor: Senta, Le faccio una proposta. Costruiamo una storia dove Lei è la protagonista e vuole fare, e dire, delle cose che convincano Silvia ad aprirsi e a parlarLe dei suoi problemi.
Cliente: Va bene…
Counsellor: Immagini per un momento di essere Silvia. Silvia ascolta la mamma che l’avvicina quando lei è tranquilla e magari sta leggendo qualcosa.
Cliente: Sta leggendo dei fumetti, le piacciono i fumetti.
Counsellor: Ok, Silvia sta leggendo i fumetti ed è rilassata.
Cliente: Mi avvicino con voce dolce, sorridendo calma. Silvia mi vede e… pensa: “Mamma mi vuoi fregare… non mi faccio fregare, mamma!”, e dice “Per favore mamma non rompere!”. Chiude il fumetto, e va nell’altra stanza.
Counsellor: La Sua strategia, evidentemente, non funziona. Però abbiamo scoperto che Silvia ha paura che lei la freghi. Con quel comportamento le dà l’idea di volerla “fregare”.
Cliente: Già… e io che credevo fosse rassicurante!
BIBLIOGRAFIA
J. Dewey, da “Logica sperimentale. Teoria naturalistica della conoscenza e del pensiero”, Quodlibet, 2008, Macerata.
L. Yablonsky, da “Psicodramma, principi e tecniche”, Astrolabio, 1978, Roma.
G. Lai, “Il Dizionario delle Tecniche Conversazionali”, in Stelle fisse e costellazioni mobili, a cura di S. Cesario e L. Filastò, Guerini Scientifica, 2002, Milano.
R. Sabbadini, “Il metodo drammaturgico nella relazione di counselling”, Franco Angeli, 2012, Milano.
R. Sabbadini, “Percorsi per l’esercizio della funzione d’aiuto attraverso il meccanismo dell’empatia”, in Prospettiva Drammaturgica, n. 2/2020, a cura di Alessia Arba, Nuova Trauben, Torino.
R. Sabbadini, “Non siamo affatto soli”, in Prospettiva Drammaturgica, n. 7/2025, a cura di Alessia Arba, Nuova Trauben, Torino.

Rodolfo Sabbadini
Psicologo sociale e del lavoro, counsellor, dottore in giurisprudenza. Già dirigente industriale, è stato Segretario dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, Presidente dell’Associazione Psicologi Italiani. E’ direttore della Scuola di Counselling Drammaturgico. E’ autore di cinque volumi e circa 100 articoli in materia di psicologia del lavoro e counselling
E-mail: rodolfosabbadini@hotmail.com





