La Somministrazione di Frammenti di Caos è una tecnica di gestione del colloquio che appartiene alla macrocategoria del Disordine (Sabbadini, 2025) e che il conversazionalismo (Lai, 1997) così definisce: “Con questa locuzione intendiamo quei procedimenti verbali mediante i quali un interlocutore, in risposta a un racconto del locutore che porta le marche dell’irruzione del caos, restituisce costruzioni verbali che ugualmente portano le marche del caos”.
Possiamo considerare vettori di caos le parole e le frasi che si riferiscono a eventi inconoscibili, inspiegabili, strani, che sembrano accadere in modo imprevedibile, nei confronti dei quali non sembra possibile esercitare i familiari controlli protettivi o di evitamento.
La Somministrazione di Frammenti di Caos ha lo scopo di promuovere un provvisorio distanziamento relazionale tra i due interlocutori. Spesso serve a stimolare il cliente a farsi carico del proprio problema quando egli adotta un orientamento verbale e comportamentale che tende a scaricare l’impegno ad agire completamente sulle spalle del professionista.
Può anche avere la forma del silenzio in risposta a reiterate richieste di rassicurazione.
Questa tecnica viene utilizzata, per esempio, quando il cliente propone, implicitamente, al professionista, uno schema di relazione disfunzionale, che ha le caratteristiche di un Gioco psicologico (cfr. Sabbadini, 2009), ponendosi nella condizione di Vittima, e sollecitando il professionista ad occupare il ruolo complementare di Salvatore.
Questo tipo di intervento, che produce un’esasperazione narrativa degli eventi temuti, serve ad evidenziare che, affrontando i problemi da una condizione di passività, la situazione non si risolve e nulla esclude che possa aggravarsi. Pertanto, la Somministrazione di Frammenti di Caos è – di norma – seguita da un intervento finalizzato ad analizzare razionalmente il problema e ad attivare il cliente per risolverlo, eventualmente ricorrendo ad una rivisitazione umoristica dei fatti. C iò nella prospettiva, chiaramente segnalata da Eric Berne, secondo la quale: “Il valore biologico o di sopravvivenza dello humor sta nel fatto che ci fa affrontare in modo disinvolto i pericoli, e così permette alla persona di svolgere il compito di vivere nel modo più efficace possibile date le circostanze” (1966).
La terapia provocativa, per esempio, quando utilizza una tecnica analoga – la Spiegazione – fa seguire spesso l’intervento da osservazioni umoristiche o da alternative assurde (Farrelly e Brandma, 1974).
Il metodo drammaturgico, ponendo in capo al protagonista di una storia la prospettiva caotica, che viene poi concordemente esasperata dal professionista e dal cliente, attenua l’effetto destabilizzante dell’intervento.
Esempio 1
Cliente: Il vecchio capo mi dava almeno un colpo di telefono ogni giorno, o mi chiamava da lui. Mi chiedeva sempre consigli. Mi cercava anche al sabato perché sapeva che – almeno di mattina – mi trovava al mio posto, in ufficio. Il nuovo capo non mi chiede mai nulla, e mi sembra che cerchi di evitarmi.
Soprattutto, non mi dà più nulla da fare. Mi sto sentendo inutile e sono preoccupato: cosa sta succedendo?
Coach: Non saprei. Non è certo una situazione tranquillizzante, potrebbe essere anche una strategia di emarginazione, un principio di mobbing. Comincia spesso così, dopo avvicendamenti al vertice.
Cliente: Oddio, cosa devo fare?
Coach: Non so. Forse, quello che possiamo fare è ipotizzare insieme qualche azione alternativa, a seconda di quali saranno le prossime mosse del suo capo.
Esempio 2
Cliente: È un periodo che dormo poco, e sempre di meno. Con tutti questi casini che, come Le ho raccontato, stanno succedendo in azienda, ho paura di perdere il lavoro, ho l’incubo di non riuscire più a pagare il mutuo della casa. Ho paura che me la portino via. Fossi solo: “chi se ne frega!”. Ho l’angoscia di dover dire a mia moglie che ho perso il lavoro. E poi ci sono i bambini. Bisogna che facciate qualcosa.
Assistente sociale: Mi sta prospettando una situazione davvero inquietante, e noi due non possiamo certo controllare gli eventi. Quello che possiamo fare è ipotizzare insieme alcuni possibili scenari – se vuole anche i più “neri” – e poi, insieme, per ogni scenario, ipotizziamo possibili azioni.
Esempio 3 (con il metodo drammaturgico e il supporto umoristico)
Cliente: Vorrei avere indicazioni da Lei per fare una denuncia per stalking. Sono terrorizzata. Da quando ho lasciato il mio compagno, lui mi segue per la strada, mi fa telefonate e riattacca il telefono, sono sicura che parla male in giro di me. Non posso più vivere così, voglio denunciarlo.
Avvocato: È davvero terribile, già! E ha deciso di risolvere la situazione denunciandolo. Così, se lo condannano, per un po’ di tempo lo toglie di mezzo. Per un po’ di tempo, se lo condannano.
Cliente: Perché? Non faccio bene?
Avvocato: Non so, non ne ho idea. Bisognerebbe poter prevedere il futuro.
Cliente: E allora? Mi sta dicendo che non c’è niente da fare?
Avvocato: Non esattamente.
Cliente: “Non esattamente” cosa?
Avvocato: Voglio dire che non escludo che la denuncia possa essere una strada, ma personalmente non ne sono affatto sicuro, Lei invece sembra esserlo.
Cliente: Ma no che non lo sono, se no non venivo da Lei! Insomma, cosa mi dice?
Avvocato: Le dico: se Lei leggesse un romanzo dove la protagonista vuole denunciare qualcuno, Le sembra logico che si darebbe da fare per raccogliere le prove per la denuncia?
Cliente: Direi di sì.
Avvocato: Bene, da quali prove cominciamo?
Cliente: Be’ dal fatto che l’ex compagno segue la protagonista.
Avvocato: Bene che prove ha, il nostro personaggio, del fatto di essere seguita: per esempio foto, qualche testimone.
Cliente: Be’, proprio “prove prove” che la segue non ne ha! Ma lei è sicura che lui la segue.
Avvocato: Già, ma non basta per il giudice! Meglio che ci concentriamo sulle prove delle telefonate.
Cliente: Senta, ho capito: io non ho prove di niente!
Avvocato: Il nostro personaggio non ha prove di niente. Non Le sembra che, se le facciamo fare la denuncia, le facciamo solo regalare un po’ di soldi al suo avvocato (sorride)? Che ne dice se pensiamo a qualche altra strategia perché ritrovi la sua tranquillità?
Cliente: Sì, ha ragione, gli avvocati sono già abbastanza ricchi (sorride a sua volta), dobbiamo inventarci qualcosa d’altro.
BIBLIOGRAFIA
E. Berne (1966), “Principi di terapia di gruppo”, Astrolabio, 1986, Roma
F. Farrelly e J. Brandma (1974), “La terapia provocativa”, Astrolabio, 1984, Roma.
G. Lai, “Somministrazione di frammenti di caos”, in Tecniche Conversazionali, Anno IX, n. 17, 1997, La Vita Felice, Milano
R. Sabbadini (2009), “Manuale di counselling, guida pratica per i professionisti”, Franco Angeli, Milano
R. Sabbadini, “Le tecniche per la gestione del colloquio in ambito sociale: le otto macrocategorie”, in Learning News n. 4/2025

Rodolfo Sabbadini
Psicologo sociale e del lavoro, counsellor, dottore in giurisprudenza. Già dirigente industriale, è stato Segretario dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, Presidente dell’Associazione Psicologi Italiani. E’ direttore della Scuola di Counselling Drammaturgico. E’ autore di cinque volumi e circa 100 articoli in materia di psicologia del lavoro e counselling
E-mail: rodolfosabbadini@hotmail.com





