Le fiere come occasione di apprendimento

Avete mai guardato alle fiere come strumento di formazione collettiva?

Tra i tanti scopi che queste possono avere (politico, promozione turistica, degustativa) sicuramente il motivo principale di esistenza delle fiere è il conoscere e farsi conoscere, valorizzare un settore o un prodotto e rappresentare le azioni positive condotte da chi se ne occupa. Questo trend è in  aumento basta considerare che alla fiera “Fa La cosa Giusta”, nel 2024, ci sono state 52 mila presenze.

I gestori di Fiere sono bravi organizzatori di eventi, gestiscono spazi adattabili a fiere di natura diversa, si occupano della promozione di ciascuna delle fiere che gestiscono all’interno dello stesso spazio espositivo, assicurano l’organizzazione delle attività che si sviluppano nei giorni della manifestazione. Si impegnano a valutare i costi di gestione, i finanziamenti acquisibili e i ricavi, dovuti all’affitto degli spazi e dei servizi e alla vendita dei biglietti di ingresso, laddove ci siano.

Le fiere vanno quindi evolvendo e in alcune si comincia a organizzare anche occasioni più strutturate di confronto e di formazione. La Borsa Internazionale del Turismo (BIT) che è passata dall’essere un appuntamento riservato agli operatori del turismo ad un vero e proprio spazio di incontro, riflessione e formazione, tra seminari, workshop e tavole rotonde, è un esempio che testimonia il fatto che le Fiere sono destinate a diventare sempre più spazi di formazione collettiva.

La partecipazione, che dovrebbe essere certificata da ogni stand dove il partecipante si ferma per approfondire un’informazione, una presentazione o un’opinione, non viene però ancora formalizzata. Chi partecipa come formatore, quindi, non può acquisire crediti formativi valevoli per la conferma della propria qualificazione professionale.

La struttura degli spazi espositivi aperti e il fatto che essi contengono pure aree destinate alla compravendita “one to one” limitano molto la trasmissione delle conoscenze e la maturazione di un adeguato apprendimento. Coloro che organizzano presentazioni di varia natura non sono formatori, per cui non sono interessati a raccogliere informazioni su chi effettivamente partecipa, per quanto tempo, per quale motivo e con quale risultato.

Le Fiere sono infatti un’occasione del tutto individuale di apprendimento dove il processo è determinato dalla curiosità dei partecipanti e dalla loro capacità di scegliere i luoghi appropriati per soddisfare le proprie esigenze di apprendimento sui temi d’interesse e per stringere rapporti per approfondimenti futuri.

Se poi non ci accontentiamo solo di organizzare della formazione in fiera, ma puntiamo a innescare un processo di sviluppo organizzativo per agevolare le innovazioni nel campo trattato in fiera, allora potremmo adottare anche la metodologia della formazione-intervento®.

 

La formazione-intervento® come metodologia di sviluppo organizzativo

La metodologia nasce negli anni ’80 come derivazione della ricerca-intervento sperimentata negli anni ’70. Alcuni ricercatori si avvedono, cioè, che la progettazione partecipata, che serve a condividere soluzioni di miglioramento organizzativo, sviluppi anche un potente processo di apprendimento da parte degli attori coinvolti (persone e organizzazioni).

Viceversa, l’apprendimento, che si sviluppa grazie al lavoro comune di più portatori di istanze, conoscenze e competenze, per risolvere un problema in modo interdisciplinare, rende efficace la soluzione definita e più agevole la sua realizzazione.

La progettazione partecipata, che costituisce il cuore della metodologia, si articola secondo una sequenza che alterna occasioni di incontro, organizzati secondo la formula del workshop, con periodi di project work, durante i quali si sviluppano le attività finalizzate a trovare soluzioni ai problemi di partenza.

Questa metodologia è stata applicata alla Fiera Internazionale dell’Ergonomia dei Cammini. Questo dei Cammini è un fenomeno che ha avuto una grande sviluppo in tutto il mondo dopo l’esperienza di successo di Santiago de Compostela. Il Turismo lento ha usato questo fenomeno, che sembrava molto di nicchia, come un’opportunità di sviluppo turistico dei territori, soprattutto per le cosiddette “Aree interne”. 

Ai Cammini si sono aggiunti gli Itinerari Culturali Europei, alcuni dei quali sono pure Cammini. Essi hanno la finalità di rinsaldare l’Europa aiutando le persone a conoscere e ad apprezzare i luoghi che la compongono.

Vanno poi considerati i Cammini religiosi che si sono andati moltiplicando per via dell’attuale Giubileo e per l’interesse mostrato dal Ministero del Turismo italiano, che ha costruito un atlante nazionale e un regolamento per riconoscerli.

 

L’Ergonomia

L’Ergonomia nasce con l’obiettivo di ottimizzare le condizioni in cui le persone si trovano nell’ambito delle organizzazioni dove lavorano, studiano, vivono, attivando processi partecipativi per affrontare i problemi con un approccio sistemico e interdisciplinare.

Da quando i Territori sono stati paragonati a organizzazioni concependo il modello dell’Organizzazione Territoriale, l’Ergonomia si è andata occupando del miglioramento della qualità della vita che in essi si conduce. Ciò naturalmente ha coinvolto i Cammini che li attraversano.

I Cammini vanno infatti resi sicuri e fruibili. I primi camminatori erano quasi degli esploratori, più il Cammino era difficile e più risultava avvincente l’esperienza da fare. Negli ultimi venti anni ad essi si sono aggiunti tanti altri tipi di camminatori e lo sviluppo del “turismo slow” ha moltiplicato e diversificato la tipologia dei fruitori. Il Ministero del Turismo, nel 2023, ha lanciato i “Cammini aperti” proprio per incentivare quei processi di ottimizzazione dei Cammini che consentono di rendere i Cammini fruibili “for all”, cioè per tutti. Ciò ha chiamato in causa l’Ergonomia e ha contribuito a far nascere la figura professionale dell’esperto di Ergonomia del Territorio, ora specificata nella Norma UNI 11934 del 2024.

Per camminare si usano mezzi diversi (a piedi, in bici, in carrozzella, a cavallo,) e si percorrono sentieri diversi e in stagioni diverse. I camminatori hanno condizioni fisiche e motivazioni diverse per fare il Cammino e hanno bisogno di preparazioni diverse per affrontare un viaggio così impegnativo. Le imprese che producono per questo settore hanno così avuto buona ragione per lavorare per soddisfare un mercato sempre più appetibile ed esigente. Le imprese dell’accoglienza, seppur con qualche ritardo, stimolate dalla concorrenza dell’ospitalità povera, vanno seguendo a ruota, investendo in soluzioni che consentano di ospitare camminatori che usano mezzi e manifestano esigenze diverse.  Le Università e i centri di ricerca stanno studiando il fenomeno e alcune partecipano ai processi d’innovazione di cui le imprese hanno bisogno e agli studi sugli effetti che “il camminare” ha sul corpo umano.

 

La Fiera Internazionale dell’Ergonomia dei Cammini

Gli Amministratori locali, sorpresi dallo sviluppo della moda dei Cammini, dovrebbero riconsiderare la collaborazione con i Comuni limitrofi. I Cammini, infatti, non consentono elementi di discontinuità lungo il percorso e richiedono una necessaria collaborazione intercomunale e interregionale, a volte anche di dimensione europea (si veda il caso delle Vie Francigene).

In questo contesto nasce l’esigenza di acquisire una maggiore chiarezza degli obiettivi che perseguono i diversi portatori d’interesse; appare, inoltre, sempre più chiara la necessità d’integrazione e di focalizzazione degli sforzi collettivi.

Su questi presupposti nasce la Fiera Internazionale dell’Ergonomia dei Cammini. Essa conta di usare la metodologia della formazione-intervento® per sviluppare un largo processo di formazione collettiva che porti a un miglioramento di tutti gli aspetti che compongono il “sistema Cammino”.

Dal 2014 al 2016 i fautori di questa idea hanno fatto la necessaria sperimentazione per mettere a fuoco una specifica strategia. Un intervento di formazione-intervento®, svolto a Gaeta, nel 2014 e due edizioni del Master per Animatori degli itinerari culturali europei, svolte a Foggia, nel 2015 e nel 2016, hanno consentito di fare ciò che la metodologia chiama “formulazione strategica”. Hanno, cioè, contribuito a mettere a fuoco una strategia di intervento atta a migliorare “ergonomicamente” sia i Cammini che ciò che i Camminatori usano per “fare il Cammino”.

Dal 2017 il gruppo dei fautori si allarga all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale (UNICAS) e alla Società Italiana di Ergonomia. Essi, assieme, organizzano un Convegno all’anno, dal 2017 al 2023. Questo processo porta, a febbraio del 2024, alla decisione di attivare la Fiera.

Essa viene strutturata come un processo di “progettazione partecipata”, per cui ogni edizione si svolge come un workshop che focalizza alcuni obiettivi di miglioramento che sarebbe utile affrontare progettualmente nel periodo che separa una edizione da quella successiva. Nel periodo intermedio si attivano dei project work sui temi critici, individuati e condivisi nell’edizione precedente, a cui partecipano Enti interessati alla soluzione di miglioramento da individuare e portare all’attenzione di coloro che partecipano all’edizione successiva.

La prima edizione della Fiera è stata effettuata il 25 e 26 ottobre del 2024, a Cassino. Il risultato del confronto che si è sviluppato nei due giorni d’incontro è riportato negli Atti pubblicati sul sito web dell’Associazione Terre dei Cammini (La Fiera Internazionale dell’Ergonomia dei Cammini). 

Dall’analisi degli Atti emergono tante informazioni interessanti, ma una prima criticità viene a galla in modo evidente. Un punto debole del Sistema Cammini che viene evidenziato sta nella preparazione delle Amministrazioni locali. Lo evidenzia l’analisi qualitativa derivante dal dibattito pubblico, ma lo rileva anche l’analisi quanti-qualitativa effettuata attraverso la somministrazione di un questionario e da interviste effettuate da formatori aderenti all’AIF (Associazione Italiana Formatori) della Sezione Lazio.

Conclusa la Fiera (il cosiddetto primo workshop) è partito il processo progettuale previsto dalla metodologia. L’obiettivo è quello di approfondire la criticità rilevata e trovare delle prime soluzioni da proporre nelle edizioni successive della Fiera. Sono stati coinvolti in questo processo, sia le Associazioni dei Comuni Italiani (ANCI) che gli Assessorati al Turismo e alla Formazione Professionale delle Regioni Italiane. Gli Amministratori delle ANCI possono testimoniare le reali esigenze, mentre gli Assessorati regionali possono rivedere le proprie politiche di sostegno all’ottimizzazione dei Cammini e alla preparazione di chi se ne deve occupare.

Naturalmente, mentre corre il processo di progettazione partecipata, si sviluppa parallelamente il processo di comunicazione che lo alimenta e che ne risulta alimentato.

Ugualmente, corre pure il processo di apprendimento, alimentato dall’insieme delle iniziative attuate. Certo l’anno che intercorre tra una edizione e l’altra della Fiera non sarà sufficiente a portare soluzioni immediatamente praticabili e sarà necessario continuare l’azione negli anni successivi, ma l’innesco è stato effettuato e il processo di miglioramento condiviso è partito.

Come prevede la metodologia, il processo attivato si sviluppa a spirale per cui, se nella prima edizione è stato coinvolto un primo numero di interlocutori, per le edizioni successive ci si attende che gli interlocutori crescano in termini di numero e di rappresentatività.

Probabilmente nelle edizioni successive altri temi saranno posti in evidenza e diventeranno oggetto di ulteriori processi di progettazione partecipata. Insomma, la Fiera non è più uno spazio di compravendita, non è nemmeno di formazione collettiva tradizionale, ma si propone di diventare un sistema di attivazione di progetti collettivi di miglioramento del “sistema Cammini” che si sviluppa progressivamente.

 

La registrazione e il riconoscimento dell’apprendimento

La Fiera Internazionale di Ergonomia dei Cammini, essendo strutturata secondo la metodologia della formazione-intervento, punta più che sugli spazi espositivi, sul programma dei Convegni che rappresentano il cuore dell’iniziativa.

Tale scelta consente di ospitare i partecipanti in spazi adeguati alla formazione, di registrarne la presenza e di effettuare tutte le misurazioni che un’attività formativa come si deve normalmente effettua, si può procedere alla seguente misurazione:

  • delle aspettative dei diversi ruoli, a priori, e del soddisfacimento delle attese, a posteriori,
  • dell’apprendimento maturato individualmente e collettivamente, non solo delle persone, ma anche dalle Organizzazioni presenti e comunque coinvolte, anche solo attraverso il meccanismo degli inviti,
  • dei fabbisogni di ulteriore formazione per fasce di interlocutori specifici (amministratori, imprese, associazioni, scuole, Università, le stesse comunità locali).

Essa consente anche di costruire, a monte, un obiettivo formativo di riferimento e di disporre i relatori in relazione al processo di erogazione che si suppone possa consentire di perseguirlo.

Essa infine consente di raccogliere, negli Atti, i materiali forniti dai relatori e quelli esposti in campo e restituirli ai partecipanti per una rilettura a posteriori che consente un ulteriore approfondimento delle conoscenze ritenuto necessario da ciascuno.

Gli Atti costituiscono inoltre la base da utilizzare per la progettazione delle edizioni successive della Fiera e pertanto vengono resi pubblici su web e scaricabili da chiunque. In questo modo si persegue anche l’obiettivo di interessare coloro che non si sono posti il problema e non hanno ancora partecipato all’iniziativa.

Una Fiera costruita così diventa un’occasione strutturata di formazione e quindi anche la partecipazione individuale risulta facilmente certificabile per fornire i crediti a chi ne ha bisogno. Ciò diventa utile per chi deve confermare la propria qualificazione professionale, per chi deve giustificare la presenza alla struttura organizzativa di appartenenza e per chi intenda solo arricchire il proprio curriculum professionale.

 

Nuovi formatori 

Sembra confermato così che le fiere possono diventare anche strutture che erogano formazione e, addirittura, strumenti per attivare processi di progettazione partecipata collettivi per il miglioramento di “Sistemi”. Vale per i Cammini, ma anche per l’archeologia, per i vini, il turismo, e così via.

Naturalmente questa scelta richiede una struttura ben diversa da quella che gestisce normalmente le fiere e anche diversa da quella che sarebbe utile per gestire una fiera che preveda anche programmi di natura formativa.

La struttura adeguata dovrebbe disporre di figure professionali che hanno la competenza di sviluppo organizzativo, quella di facilitazione dell’apprendimento e quella di conoscenza del tema che caratterizza la fiera specifica. 

Nel caso illustrato della Fiera Internazionale dell’Ergonomia dei Cammini va infatti previsto che i gestori abbiano anche una buona conoscenza dei Cammini e del modo con cui l’Ergonomia possa rendere fruibili i relativi percorsi, adeguati i mezzi per percorrerli e confortevole l’accoglienza offerta dalle comunità locali.

Ne avevamo parlato in un’altra pubblicazione di Learning News e avevamo chiamato questa figura: il Formatore territorialista.  Oggi questa figura può trovare conforto nel lavorare con l’Ergonomo territorialista, considerato che l’UNI (l’Ente Italiano di Normazione) ha pubblicato la Norma 11.934/24 che definisce l’Ergonomo specializzato in Ergonomia del Territorio.

 

Bibliografia

  1. DI GREGORIO R, l’Organizzazione Territoriale, Guerini & Ass. Milano 2010
  2. DI GREGORIO R. la metodologia della Formazione Intervento Ed. Impresa Insieme S.r.l.
  3. DI GREGORIO R, La Formazione intervento nel Design for all per la P.A. in Design for all di I, T, Steffan ed. Maggioli 2012
  4. DI GREGORIO R, la Progettazione partecipata, Impresa Insieme S.r.l. 2018
  5. MAGNAGHI A., Il principio territoriale, Bollati Boringhieri, 2020
  6. DI GREGORIO R., il formatore territorialista, Learning news AIF, gennaio 2023 Prima parte
  7. DI GREGORIO R., il formatore territorialista, Learning news AIF, febbraio 2023 Seconda parte

 

Sitografia

  1. www.associazioneterradeicammini.it
  2. https://bit.fieramilano.it/
  3. https://www.falacosagiusta.org/
  4. https://www.ttgexpo.it/it
  5. https://www.borsaturismoarcheologico.it/

 

Renato Di Gregorio

Ha maturato una lunga carriera dirigenziale in alcune importanti Aziende dell’IRI e dell’ENI (Siderurgia, Aerospazio e Chimica).  Da più di venti anni ha messo a punto la metodologia della formazione-intervento® e il modello dell’Organizzazione Territoriale già adottato in diverse regioni italiane dalle Associazioni di Comuni che ha contribuito a costituire e che continua a seguire.
È coordinatore del Gruppo di Lavoro nazionale della Società Italiana di Ergonomia e Fattori Umani (SIE) per l’Ergonomia del Territorio e dei Cammini.

E-mail: renatodigregorio@impresainsieme.com

 

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