Partendo da questo numero di LN, e all’interno di alcune delle prossime uscite della rivista, presenterò diverse tecniche di gestione del colloquio in ambito sociale che possono essere utilizzate da ogni professionista quando è impegnato a svolgere funzioni di aiuto (es: responsabile del personale, sindacalista, formatore, insegnante, counsellor, coach, medico, infermiere, ecc.), indipendentemente dal suo ruolo e formazione professionale.
Cosa intendo per tecnica?
Non si riscontra in letteratura un accordo unanime sulla definizione di tecnica.
In questa sede, considereremo per tecnica l’insieme delle azioni verbali (1) consapevolmente eseguite (2) dal professionista in vista di un risultato osservabile (3).
1 – Azioni verbali
Le parole possono essere utilizzate per strutturare una relazione, ma anche per acquisire ed erogare informazioni al fine di convertire una rappresentazione opaca di un problema in una rappresentazione trasparente del medesimo problema e – possibilmente – giungere alla sua soluzione.
2 – Consapevolmente eseguite
Le parole sono scelte e formulate a seguito di una diagnosi e di un progetto comunicativo. Credo che un professionista, in ogni momento del colloquio, debba essere consapevole di quale progetto sta alla base della propria strategia di intervento e di quali tecniche verbali ha scelto di utilizzare – e perché – in quella precisa fase della relazione.
Avendo sopra richiamato il concetto di diagnosi, è indispensabile chiarire a quale nozione di diagnosi intendo fare riferimento. Operativamente mi allineo alle indicazioni di Giampaolo Lai (2022) che per diagnosi intende “il giudizio di un fenomeno dopo averne considerato ogni aspetto”. Scrive Lai:
La diagnosi è una delle prime forme di sapere che un genitore trasmette al figlio, quando per esempio gli insegna a attraversare la strada. Gli dice: «Guarda a destra e a sinistra se non arriva nessuna macchina» [diagnosi] e: «se non vedi nessuna macchina, passa» [procedura tecnica]. In cucina si fa continuamente diagnosi: se la pasta è insipida, aggiungo sale; se il tè è amaro, aggiungo miele.
3 – In vista di un risultato
Il risultato può esserci oppure no; l’importante è che l’intervento del professionista sia finalizzato a conseguirlo. La verifica del risultato è un altro fondamentale passaggio dell’intervento dell’esperto. Sul piano della verifica dei risultati, indubbiamente sarà necessario acquisire il feed back del cliente, ma questo non basta. Il cliente può avere diversi motivi per dichiarare la propria soddisfazione o non soddisfazione, motivi che spesso non sono strettamente riconducibili alla ragione per la quale si è rivolto al professionista. È quindi importante adottare anche criteri di valutazione oggettivi.
Le procedure di intervento che proporrò in questo spazio, e che ho già illustrato in altre sedi (2009; 2012; 2023), derivano prevalentemente dalle ricerche condotte nell’ambito dell’Accademia delle Tecniche Conversazionali di Milano.
L’obiettivo che mi pongo è quello di selezionare e descrivere qui, nei prossimi numeri della rivista, le tecniche più adatte alla funzione di aiuto in ambito sociale, raggruppate in otto macrocategorie, a seconda degli obiettivi che si pone il professionista: tecniche dell’Unità, della Pluralità, dell’Ordine, del Disordine, dell’Accoglimento, del Distanziamento, della Focalizzazione Attenzionale, della Generalizzazione.
Nel prossimo numero di Learning News specificherò, nel dettaglio, le caratteristiche di ciascuna macrocategoria, peraltro già intuibili dai titoli, prima di procedere ad illustrare – negli interventi successivi – funzioni ed esemplificazioni delle diverse tecniche. Fin d’ora, posso anticipare che l’obiettivo finale al quale mira l’insieme degli interventi del professionista sarà quello di definire, con il cliente, le premesse alle quali il suo problema, o sotto-problema, può essere ricondotto e, soprattutto, fare in modo che tali premesse corrispondano a verità oggettive o relative alla soggettività del cliente. Una volta definite tali premesse, il passo successivo sarà quello di accompagnare il cliente a prendere consapevolezza delle conseguenze.
BIBLIOGRAFIA
G.Lai, “Un esoterico gruppo. No diagnosi”, in Tecniche delle conversazioni, Anno VII – Numero 1 – aprile 2022, Aracne.
R.Sabbadini, “Manuale di counselling. Guida pratica per i professionisti”, Franco Angeli, 2009.
R.Sabbadini, “Il metodo drammaturgico nella relazione di counselling”, Franco Angeli, 2012.
R.Sabbadini, “42 tecniche per il counselling. Finalità ed esempi” in Prospettiva Drammaturgica. Scenari e strategie per la gestione dei problemi quotidiani nella società postmoderna, a cura di Alessia Arba, n. 5/2023, Nuova Trauben.
Riviste Tecniche conversazionali e Tecniche delle conversazioni. Il trauma, l’oggetto, la parola, Aracne editore http://www.tecnicheconversazionali.it/index.php

Rodolfo Sabbadini
Psicologo sociale e del lavoro, counsellor, dottore in giurisprudenza. Già dirigente industriale, è stato Segretario dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, Presidente dell’Associazione Psicologi Italiani. E’ direttore della Scuola di Counselling Drammaturgico. E’ autore di cinque volumi e circa 100 articoli in materia di psicologia del lavoro e counselling
E-mail: rodolfosabbadini@hotmail.com





