Matteo Brambilla

Categories: AIF,Interviste


MATTEO BRAMBILLA

Director presso Enaip Lombardia

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

Il sentiero si sogna, si individua, si sceglie, si traccia, si costruisce e…si aspetta il DCPM per l’autorizzazione a percorrerlo. A noi è successo un po’ il contrario: nella Formazione Professionale (IeFP) come in tutto il mondo della didattica, ci siamo trovati all’improvviso su un SENTIERO comune che, probabilmente, nessuno di noi avrebbe scelto: la FAD/DAD. Ma come sempre, i veri cambiamenti arrivano dalle scelte forzate; la FAD era un po’ quel sentiero che ci sembrava più impervio, ne avevamo individuati altri per arrivare alla meta, la FAD sembrava più difficile, ma il COVID ci ha forzato ad intraprenderlo.

Percorrerlo ci ha mostrato quanto la tecnologia non annulli affatto la ricchezza che si può generare in aula, anzi, è un potente amplificatore, un moltiplicatore, un “personalizzatore” delle esperienze formative. La FAD non è il nucleo della formazione, è uno strumento, ma questo modernissimo contenitore permette evoluzioni future che vanno verso la trasformazione ancora più “sartoriale” dei momenti formativi. La formazione è un flusso circolare di conoscenze e di competenze che vanno dal formatore all’allievo e la FAD (e il digitale in generale) può arricchirlo con tutte le potenzialità dell’interattività multimediale, anche “svincolandolo” dal qui ed ora.

Il flusso, dal formatore all’allievo e viceversa, trova un format/contenitore che ne aumenta la dialogicità, offrendo maggiori e più efficaci possibilità di personalizzazione dei percorsi. Maggiore dialogo con i formatori significa maggiore possibilità per gli allievi di trovare il proprio sentiero, più adeguato e più personalizzato. Il Formatore del futuro padroneggia le nuove tecnologie per aumentare le sue capacità di ascoltare e delineare percorsi formativi sempre più personalizzati sulle esigenze delle persone.
 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze. Possono le pratiche di Mindfulness essere un valido aiuto nella consapevolezza dello stato psico-fisico quale fattore fondamentale per il miglioramento della cultura organizzativa aziendale?

La necessità di CONSAPEVOLEZZA è (ed è stata) la priorità organizzativa di questo nuovo processo di trasformazione dovuto dalla digitalizzazione e accelerato dal Covid19. La fluidità dello spazio-tempo entro il quale siamo stati proiettati in meno di una settimana ha aumentato il bisogno di riorganizzare il lavoro con rapidità, efficacia e, al contempo, garantendo standard di benessere per formatori, studenti e le famiglie che “entrano” anche loro in aula. Il formatore del futuro, con varie strategie, aiuta le persone dell’organizzazione a prendere consapevolezza di ciò di cui hanno realmente bisogno per rendere efficiente ed efficace il loro lavoro ed orientarsi nel nuovo contesto digitale. Ma è lui per primo a dover aver chiara consapevolezza dei corretti equilibri che regolano i tempi e gli spazi di lavoro, di vita personale e di spazi di formazione.

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza. Quali sono i percorsi formativi che si potranno mettere in pratica per supportare i giovani che entrano nella dimensione organizzativa lavorativa, dove necessariamente si dovranno favorire l’attivazione di atteggiamenti di cooperazione e collaborazione nei rapporti interpersonali e di gruppo, superando le individualità del singolo?

Nella Formazione Professionale il rapporto con l’adolescenza, la formazione e il mondo della produzione è quotidiano; i giovani e le aziende hanno iniziato a percorrere i loro sentieri verso il futuro e noi avremo il ruolo di farli incontrare. La sostenibilità non è una disciplina, è un nuovo modo di approcciare i processi produttivi, è la sensibilità che non potrà mancare nelle strade future dell’economia. Quello delle Soft Skill appare il luogo dove far incontrare vecchi e nuovi bisogni, individuali e collettivi, un ponte fluido tra sentieri in costruzione


 

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