Un riconoscimento che unisce etica, competenza e visione
Nel panorama della formazione pubblica italiana, il Premio Nazionale Filippo Basile per la Formazione nella Pubblica Amministrazione, rappresenta da oltre vent’anni un punto di riferimento per chi crede nel miglioramento del sistema pubblico attraverso la crescita delle persone che vi lavorano. Promosso dall’Associazione Italiana Formatori (AIF), il Premio è giunto nel 2026 alla sua XXIV edizione, confermandosi come una delle buone pratiche più significative nel campo della valorizzazione delle competenze e dell’innovazione organizzativa.
Istituito in memoria del Dr. Filippo Basile, Dirigente dell’Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Siciliana, assassinato il 5 luglio 1999 per il suo impegno nella legalità e nella trasparenza amministrativa, il Premio nasce con l’intento di non disperdere la memoria di un Uomo che ha incarnato i valori più alti del servizio pubblico. Come recita l’articolo 1 del bando: “perché la cultura del cambiamento non appartenga solo a giovani eroi, per non morire del proprio lavoro e d’onestà”.
Due sezioni per raccontare la trasformazione
Il Premio si articola in due sezioni:
- Reti Formative / Sistemi Formativi, che valorizza le esperienze di costruzione di network, comunità di pratica, piattaforme digitali e sistemi di knowledge management;
- Processi Formativi / Progetti Formativi, dedicata alle esperienze innovative nelle singole fasi del processo formativo o in progetti significativi per contenuti, approccio e risultati.
Ogni anno, decine di amministrazioni pubbliche – centrali, regionali, locali, sanitarie, scolastiche, universitarie – presentano le proprie candidature, contribuendo a una mappa dinamica delle eccellenze formative italiane. Il Premio non è solo un riconoscimento, ma un dispositivo di apprendimento collettivo: attraverso la pubblicazione delle esperienze premiate, gli eventi territoriali e le attività del Gruppo PA di AIF, si alimenta una comunità professionale che condivide pratiche, strumenti e visioni.
La memoria come motore di futuro
Per comprendere più a fondo il significato umano e professionale del Premio, abbiamo voluto raccogliere la testimonianza della Professoressa Maria Rita Bongiorno, docente universitaria e vedova del Dott. Filippo Basile. La sua voce ci accompagna in un viaggio che intreccia memoria e futuro, etica e formazione, riconoscimento e responsabilità.
L’intervista che segue è stata realizzata con l’intento di restituire uno sguardo personale e al tempo stesso istituzionale sul senso profondo del Premio, sulla figura di Filippo Basile come “Maestro” della formazione pubblica, e sul valore che l’AIF e il suo Gruppo PA hanno saputo custodire e rilanciare nel tempo.
Intervista alla Prof.ssa Maria Rita Bongiorno
La Professoressa Maria Rita Bongiorno è Ordinario di Malattie cutanee e malattie sessualmente trasmesse presso l’Università degli Studi di Palermo. Dirige l’UOC di Dermatologia e MTS dell’Ospedale Policlinico P. Giaccone di Palermo. È attiva nella ricerca e nella divulgazione medica, partecipando a eventi e seminari internazionali su varie tematiche dermatologiche.
“La formazione è un atto d’amore”
- Il Premio Basile nasce per onorare la memoria di suo marito. Quali aspetti della visione di Basile della formazione ritrova oggi nelle esperienze premiate in questi anni?
«Filippo credeva profondamente nella formazione come strumento di emancipazione e responsabilità. Ha individuato nella formazione la vera leva strategica del cambiamento della PA. Vedeva nella crescita professionale dei dipendenti pubblici una spinta per migliorare la qualità dei servizi e rafforzare il senso di appartenenza. Oggi, quando leggo i progetti premiati, riconosco quella stessa tensione verso il cambiamento, la cura per le persone e l’idea che la formazione debba essere sempre al servizio del bene comune.»
- Nel suo percorso professionale, Filippo Basile ha coniugato competenza tecnica e profondo senso etico. Ritrova questi valori nel modello di formazione pubblica promosso dal Premio?
«Il Premio non celebra solo la competenza, ma anche l’integrità. I criteri di selezione valorizzano la coerenza tra obiettivi, metodi e impatto. Questo riflette il modo in cui Filippo lavorava: con rigore, ma anche con passione civile. Il suo esempio ha ispirato un modello formativo che non si limita a trasferire conoscenze, ma promuove comportamenti etici e consapevoli. A suo avviso l’aggiornamento del Personale non doveva dipendere dalla qualifica o dal ruolo ricoperto. Numerosi sono i suoi interventi come docente ed erano percorsi formativi che consentivano una crescita collettiva”.
- Il Premio valorizza reti formative e sistemi innovativi. Suo marito credeva nella collaborazione tra enti e persone? Quali esperienze lo hanno reso un “Maestro” in questo senso?
«Assolutamente sì. Filippo era un tessitore di relazioni. Credeva che il sapere dovesse circolare, contaminarsi, crescere attraverso il confronto. Ha promosso reti interistituzionali e comunità di pratica ben prima che questi termini diventassero di uso comune. Ecco possiamo dire che era un “Maestro” perché sapeva davvero ascoltare, valorizzare gli altri e costruire ponti. Inoltre, nel suo Ente, ha attivato il primo sito internet con annesso servizio di posta elettronica e una newsletter che consentiva un aggiornamento tecnico e normativa anche al Personale delle sedi periferiche.
- A distanza di oltre vent’anni dalla sua scomparsa, il Premio continua a crescere. Cosa significa per Lei vedere il nome di Filippo Basile associato a progetti di eccellenza e cambiamento nella PA?
«È una commozione che si rinnova ogni anno. Il fatto che il suo nome sia legato a esperienze concrete, utili, generative, mi fa sentire che la sua eredità non è solo memoria, ma azione. È come se Filippo continuasse a lavorare, a ispirare, a servire il Paese attraverso le Persone che credono nella formazione.»
- La formazione pubblica è spesso percepita come tecnica e burocratica. Però Filippo Basile riusciva a renderla umana e trasformativa.
«Ricordo una giornata in cui tornò da un incontro con giovani funzionari. Era entusiasta, non per i contenuti, ma per le domande che gli avevano posto. Diceva che la curiosità era il primo segno di cambiamento. Per lui, la formazione era un atto di fiducia: nel futuro, nelle persone, nella possibilità di migliorare.»
- Se Basile potesse rivolgersi oggi ai giovani formatori pubblici, quale messaggio trasmetterebbe loro?
«Direbbe: “Non accontentatevi di trasmettere competenze. Aiutate le persone a diventare consapevoli del loro ruolo, del loro impatto, della loro responsabilità.” E aggiungerebbe: “La formazione è un atto d’amore”»
Un riconoscimento all’AIF e al Gruppo PA
«Desidero esprimere un profondo ringraziamento all’Associazione Italiana Formatori e, in particolare, al Gruppo Pubblica Amministrazione che ha curato con dedizione e competenza il Premio Basile in questi anni. Il loro lavoro non solo ha custodito la memoria di Filippo, ma ha saputo trasformarla in un motore di innovazione, ispirando centinaia di Amministrazioni e Formatori. È una testimonianza concreta di come la formazione possa essere presidio di democrazia e coesione.»
Conclusione
Il Premio Basile è molto più di un riconoscimento: è un dispositivo di memoria attiva, un laboratorio di innovazione, un presidio di valori. In un tempo in cui la Pubblica Amministrazione è chiamata a rigenerarsi, il Premio ci ricorda che la formazione non è un adempimento, ma una scelta di campo. Una scelta che Filippo Basile ha incarnato con la sua vita, e che oggi continua a vivere nelle pratiche di chi, ogni giorno, lavora per una PA più giusta, competente e umana.

Salvatore Cortesiana
Salvatore Cortesiana: Coordinatore AIF P. A. e Premio AIF Filippo Basile
E-mail: salvatore.cortesiana@virgilio.it





