C’è un filo che lega Napoli, Roma e Lodi1 . Non è un filo fatto di strade, ma di domande fondamentali: come si trasforma un territorio? Come si crea inclusione o cambiamento e trasformazione?
Non sono domande nuove ma il modo in cui si sceglie di affrontarle segna la distanza tra la retorica e la realtà. Ed è qui che entra in gioco la formazione: non come semplice trasmissione di saperi ma come strumento capace di modellare il tessuto sociale, ridefinire il concetto di appartenenza e creare nuove possibilità. Non si tratta solo di apprendere: si tratta di trasformare.
A Napoli, il percorso verso il 50° Convegno Nazionale AIF parte dai margini. Da Secondigliano a Scampia: luoghi dove il futuro si costruisce pezzo dopo pezzo, senza facili illusioni. Qui la formazione non è teoria, ma pratica di vita, resistenza quotidiana, lotta per esistere in un mondo che spesso ci spinge ai confini.
Stimolare inclusione e trasformazioni non sono idee astratte, possono diventare pratiche, prendere corpo nei luoghi stessi in cui si svolge la vita delle comunità, attraverso attività formative. E Napoli è un laboratorio aperto di cambiamento. Il nostro percorso tocca proprio alcuni dei luoghi in cui la formazione si intreccia con la realtà sociale. Luoghi simbolici della trasformazione come il Bene confiscato a Secondigliano, un esempio concreto di come il riutilizzo di beni sottratti alla criminalità possa diventare motore di inclusione e sviluppo. Oppure Piazza Miradio, spazio di aggregazione e confronto, dove la formazione esce dalle aule e si fa esperienza condivisa. Così come le Vele di Scampia, emblema di un passato complesso che si trasforma in terreno per una nuova progettualità sociale e culturale. O la sartoria Sociale di Scampia, dove il lavoro artigianale diventa strumento di riscatto e autonomia, dimostrando che il sapere pratico può diventare una leva potente per l’inclusione e generare senso di cambiamento e di futuro.
Per innovare davvero, per trasformare i territori, bisogna destrutturare, perdere certezze, aprirsi alle possibilità. È qui che entrano in gioco i “cattivi” maestri.
I “cattivi” maestri ci insegnano
La formazione non è una strada dritta. È un sentiero tortuoso, fatto di deviazioni, attese, smarrimenti. Chi apprende davvero perde pezzi di sé, si spoglia delle certezze, accetta il rischio di non riconoscersi più, perché solo nella frattura, nel dubbio, nasce il cambiamento.
I cosiddetti “cattivi” maestri servono non per dare risposte ma per instillare dubbi. Non indicano certezze ma strade da percorrere, soprattutto quando sono tortuose. Sono quelli che smontano i dogmi per lasciare spazio all’incertezza, alla possibilità, al nuovo.
Per Gian Piero Quaglino, formarsi non significa solo accumulare conoscenze ma attraversare un’esperienza che trasforma. Formarsi è un viaggio, e ogni viaggio implica lasciare qualcosa alle spalle. Non si esce mai uguali da una vera formazione: apprendere significa lasciarsi interrogare dal nuovo, rischiare di darsi una nuova forma, facendo nuove esperienze.
Eppure, per vedere davvero, bisogna saper aspettare. Lasciare che il pensiero germogli nel silenzio, che l’idea trovi il suo spazio. Ma viviamo in un tempo che ha paura della noia, dell’oscillazione, della contemplazione e della riflessione. Ci hanno insegnato che il tempo che non è produttivo è tempo perso. Bisogna correre, fare, riempire ogni momento. L’ozio è considerato un vizio, un lusso che non possiamo permetterci.
Domenico De Masi ha ribaltato questa idea. Ci ha mostrato che l’ozio non è tempo perso, ma il luogo dove nasce l’innovazione. Senza pause, senza respiro, senza spazi di riflessione, il futuro si atrofizza prima ancora di nascere. Le potenzialità sfumano. I territori in trasformazione hanno bisogno di altro: di pensiero, di immaginazione, di possibilità. Altrimenti rimarranno sempre confinati, periferici.
Il lavoro e il linguaggio della trasformazione
E poi c’è il lavoro. Per generazioni ci hanno detto che il lavoro è fatica, sacrificio, necessità. Enzo Spaltro ha svelato la menzogna del dovere come unica strada. Il lavoro può essere benessere, o anche “bellessere”, comunità, crescita personale e collettiva. Se il lavoro genera solo fatica, senza sviluppo, senza trasformazione, è sterile, non produce futuro. E un territorio che non produce futuro è destinato a rimanere immobile, senza senso e identità.
Il cambiamento, prima ancora che nelle strutture, deve avvenire nel linguaggio. Le parole con cui raccontiamo un territorio ne determinano il destino. Piero Trupia ci ha insegnato che la formazione è un atto di senso: cambiare le parole significa cambiare la realtà. Se chiamiamo un luogo “periferia”, lo condanniamo all’esclusione. Ma se lo raccontiamo come “laboratorio” diventa una fucina, spazio di possibilità e, allora, possiamo trasformarlo davvero. Le parole non sono aria, sono mattoni. E con i mattoni si può costruire o, si possono alzare muri.
Senza “cattivi” maestri, la formazione è solo addestramento. Con loro, diventa possibilità.
Verso il Convegno Nazionale
Dopo Napoli, il percorso approderà a Roma, per poi arrivare a Lodi, che diventerà il cuore del 50° Convegno Nazionale AIF. A Lodi porteremo le esperienze di Napoli, le storie di chi ha messo in campo strumenti e metodi formativi per innescare processi di cambiamento. Per trasformare territori di periferia in laboratori.
Qui, i pensieri dei “cattivi maestri” potranno diventare bussola e guida per un nuovo modo di pensare l’apprendimento. Ma, solo se sapremo afferrarne il senso, non solo con la mente, ma con il corpo, incarnando il cambiamento. Solo allora la formazione non sarà più solo sapere teorico: sarà pensiero e azione. Teoria e prassi. Motore di cambiamento.
Perché la formazione, quella vera, non si limita a spiegare il mondo. Lo mette in discussione. Lo smonta. Lo ricostruisce. Lo trasforma.
Perché, come dice Quaglino, “la formazione è l’azione del dare forma all’azione.”
Per comunicare con gli autori è possibile scrivere a campania@associazioneitalianaformatori.it

Ugo Calvaruso
Practical philosopher, Innovation Manager, Training Manager, specializzato in progettazione formativa, apprendimento organizzativo, piattaforme digitali e sviluppo di processi di innovazione. Ha curato l’inserto “Techné” presso Il Quotidiano del Sud e, attualmente, collabora con la testata giornalistica Il Denaro.

Raffaele Fabbrocini
Presidente AIF Campania

Roberto Sanseverino
Consigliere AIF Campania
- Lodi sarà sede del 50° convegno nazionale AIF a ottobre di quest’anno. [↩]





