Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e sempre più competitivo.
Le aziende, per non essere schiacciate dalla concorrenza, devono sfruttare al massimo tutti gli strumenti a loro disposizione e, perché no, ideare metodi e strumenti per emergere. Qual è l’asset principale delle aziende? Su cosa devono concentrarsi? Sulle risorse umane, ovvio.
Non a caso le società ricercano personale sempre più qualificato. Ma nello specifico quali sono le caratteristiche più ricercate?
Le ricerche autorevoli dimostrano che le competenze più richieste non sono le hard skills, ma le soft skills (ossia trasversali), poiché hanno un maggiore impatto sulle performance aziendali.
Ad esempio nel suo “Rapporto speciale 2020” – Formazione manageriale, la Harvard Business Review sottolinea come le competenze trasversali, cioè quelle non tecniche e non specialistiche, siano centrali per le strategie di sviluppo delle imprese1.
Anche un recente rapporto di Deloitte dal titolo “Soft Skills for Business Success”2 , commissionato da DeakinCo., tesse le lodi delle competenze trasversali evidenziando come, entro il 2030, due terzi di tutti i posti di lavoro saranno ad alta intensità di Soft Skills.
Alexandra Levit, autrice di Humanity Works: Merging Technologies and People for the Workforce of the Future 3 , evidenzia come chi possiede competenze trasversali è in grado di acquisire le conoscenze, e la mentalità, necessarie per essere un membro del team impegnato e produttivo nel tempo.
Le aziende, ormai non ci sono dubbi, devono avere un unico mantra: puntare dritto sulle soft skills.
Alcune ricerche mostrano non solo le competenze più richieste dalle aziende, ma anche le ragioni alla base di questa scelta.”
Pertanto, è lecito chiedersi: quanto è facile per le aziende reperire sul mercato talenti con tali “caratteristiche”?
Un’indagine di MEOS (Manpower Employment Outlook Survey)4 ha evidenziato come le aziende trovino difficoltà a individuare candidati con elevate soft skills. Nello specifico, il 28% di esse lamenta nei neo assunti una scarsa capacità di resilienza e resistenza allo stress. Il 22%, invece, denuncia l’assenza di skill basate sulla creatività e il 18% segnala la mancanza di doti di leadership.
Occorre, quindi, lavorare su due fronti (ugualmente importanti).
Da un lato, come detto, ricercare (e assumere) talenti con elevate Soft Skills e quindi valutare in fase di assessment queste competenze.
Dall’altro, sviluppare le competenze trasversali delle risorse umane già all’interno dell’organizzazione e quindi ideare (e sviluppare) percorsi formativi ad hoc per migliorare queste competenze.
Ma quali metodi, e strumenti, utilizzare per raggiungere entrambi gli obiettivi?
Vi sono svariati metodi per raggiungere gli obiettivi sopracitati: alcuni tradizionali, altri innovativi.
Così come in ambito scolastico, anche in ambito organizzativo, sono stati riscontrati benefici dall’utilizzo di esperienze ludico digitali cioè quelle che utilizzano la gamification (con i videogiochi) e più nello specifico attività di eSport (la componente competitiva dei videogames).
Spesso, infatti, i videogiochi sono additati come “strumenti” troppo violenti, quindi dannosi, e, soprattutto, portatori di molteplici rischi come: cyberbullismo, ludopatia, betting, sedentarietà, obesità e gaming disorder.
Oggi, invece, il paradigma è decisamente cambiato e i videogiochi sono sempre più utilizzati per sviluppare apprendimento, acquisire Soft Skills e valorizzare la cultura aziendale.
La psicologia evolutiva, ad esempio, ha da tempo sottolineato le funzioni adattive del gioco mentre nella psicologia dello sviluppo la funzione positiva del gioco è stata un tema ricorrente per alcuni dei più autorevoli studiosi del settore.
Attraverso il gioco, quindi, è possibile sviluppare, sperimentare, svolgere i propri compiti, prendere decisioni e provare a raggiungere i propri obiettivi in un “ambiente” virtuale verosimile alla realtà o che presenta “sfide”, e dinamiche, del tutto simili a quelle quotidiane.
Tra i vari professionisti che hanno approfondito questo fenomeno c’è anche la ricercatrice Jane McGonigal5 che si è occupata di sviluppare vari serious game che simulano possibili realtà che potremmo trovarci ad affrontare nel futuro prossimo.
Se il gioco è uno dei migliori modi per aumentare la capacità di apprendimento gli eSport, esempi e studi alla mano, sono e saranno la chiave per preparare le nuove generazioni alle sfide di domani.

Luca Guerrasio
Professionista poliedrico: consulente, formatore e giornalista. La sua figura professionale è caratterizzata da un mix di esperienze e contaminazioni. Supporta multinazionali, PMI, startup e PA aiutandole a: sviluppare soluzioni innovative e progetti ad alto impatto, costruire ed erogare progetti formativi, ideare ed organizzare format ed eventi. E’, inoltre, maestro di scherma.
E-mail: lucaguerrasio@gmail.com
- https://www.federmanager.it/wp-content/uploads/2021/02/harvard_business_review_luglio.pdf [↩]
- https://www.deloitte.com/au/en/services/economics/perspectives/soft-skills-business-success.html [↩]
- https://www.pbookshop.com/humanity-works-merging-technologies-and-people-for-the-workforce-of-the-future-9780749483456.html [↩]
- https://www.manpowergroup.ca/hubfs/Campaign%20or%20Program-Specific%20Assets/MPG%20-%20MEOS/ManpowerGroup_Employment_Outlook_Survey_Canada_Q3_2022.pdf [↩]
- “Superbetter: A Revolutionary Approach to Getting Stronger, Happier, Braver, and More Resilient—Powered by the Science of Games” [↩]





