Paola Fiore

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PAOLA FIORE

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ETICAMBIENTE Sustainability Management & Communications Consulting

Micro e macro interagiscono costantemente generando motivazioni, impegno e partecipazione della persona. Per questi motivi il formatore deve sperimentare sempre più approcci sistemici e strumenti innovativi, anche associando differenti discipline. La formazione è sempre più esperienziale, e il luogo ideale dove generare apprendimenti in grado di produrre cambiamenti personali e professionali coerenti con le dinamiche di sviluppo dello scenario socio-economico e le esigenze competitive delle organizzazioni.
Quali sono i metodi e gli strumenti a disposizione del formatore in grado di migliorare l’interazione tra scenario sociale e competitivo, organizzazione e persona al fine di arrivare alla giusta comprensione delle dinamiche economiche e industriali, all’uso consapevole della tecnologia e al corretto sviluppo personale?

Credo fermamente che la formazione di tipo esperienziale sia molto importante per sviluppare il capitale umano all’interno delle organizzazioni e troverà un sempre maggiore utilizzo nell’attività professionale del formatore, sia esso interno o esterno all’azienda. Naturalmente, un tale tipo di formazione può essere trasmessa attraverso diverse tipologie di competenze e mediante l’utilizzo di differenti approcci formativi, che fanno perno sull’esperienza diretta e indiretta. Il Coaching, ad esempio, può essere una pratica metodologica molto valida di supporto all’apprendimento individuale e collettivo, che va tenuta ben distinta dalla formazione vera e propria. Il Coaching è, infatti, un metodo di sviluppo del potenziale personale, basato sull’allenamento delle capacità individuali e volto a raggiungere obiettivi di cambiamento significativi per la persona e/o l’organizzazione di cui l’individuo fa parte. Tali dinamiche sono utilizzate nelle aziende per sviluppare competenze e soft skill specifiche, come le diverse qualità per la Leadership di manager e direttori aziendali, andando a creare un impatto positivo a catena su tutta l’organizzazione. Attualmente, si stanno diffondendo molto anche progetti di Team Coaching allargati a specifici gruppi di lavoro, che facilitano lo sviluppo di competenze collettive.

 

La terza rivoluzione industriale, nel 1970, ha segnato la nascita dell’informatica. La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è ancora definita, probabilmente perché è tuttora in corso e solo a posteriori sarà possibile identificarne l’atto fondante. La moltiplicazione della complessità è una delle caratteristiche dell’innovazione, per cui di fronte a una tecnologia sempre più amichevole e familiare, ci si confronta con un’incertezza continua che rende complesso identificare il senso e la direzione del cambiamento. Ci avviamo verso un futuro in cui intelligenza artificiale, robotica e persone interagiranno nelle nostre organizzazioni.
In questo contesto quali metodi e strumenti possono essere utilizzati nella formazione professionale per facilitare un inserimento sensato e un uso consapevole di tecnologie abilitanti fondamentali per l’internazionalizzazione e la realizzazione di Industria 4.0?

Senza dubbio le nuove tecnologie informatiche stanno avanzando a grande velocità e un tale cambiamento ha un impatto molto forte anche sul mondo della formazione. Le stesse metodologie formative si stanno via via spostando verso la formazione e l’apprendimento online e le modalità “virtuali”, vale a dire si crea l’interazione di un gruppo, più o meno ristretto di persone, che si ritrovano in uno “spazio virtuale” e da una medesima piattaforma online possono lavorare in maniera non più passiva, come nelle tradizionali modalità dell’apprendimento e-learning, ma in modo attivo, o meglio pro-attivo e anche in modalità collettiva. Ormai, le modalità più avanzate di didattica a distanza e online rendono possibile la creazione di piccole classi di utenti specifiche, dove le persone sono suddivise in gruppi, o sub-gruppi, e possono discutere e sviluppare i temi che gli sono assegnati dal docente/formatore. Arrivati a questo punto, vorrei ricordare quanto sia importante l’essere in grado di non farsi sovrastare dalla tecnologia, utilizzandola soltanto come mero strumento, ma prendendo il meglio da lei e ricordandoci allo stesso tempo i nostri valori etici.

 

I giovani si trovano di fronte a nuove e importanti sfide che prospettano rischi e opportunità. La trasformazione digitale ha portato un cambiamento della natura stessa del lavoro che causerà un inevitabile riassestamento della società. In settori storici stanno scomparendo numerosi posti di lavoro mentre altri segmenti di mercato vivono un momento fiorente sollecitando la continua ricerca di nuove figure professionali. Cambiano di conseguenza le competenze e le abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, ma rivestiranno altrettanta importanza il pensiero critico e la creatività da impiegare per attività di co-progettazione e co-sperimentazione di prodotti o servizi innovativi.
Quale formazione ritiene utile per supportare l’evoluzione delle organizzazioni e lo sviluppo di nuova occupazione?

Come già espresso in precedenza, la formazione esperenziale è, e sarà sempre di più nei prossimi 5 – 10 anni, l’asse portante in grado di sostenere individui e organizzazioni nei rispettivi processi evolutivi e sarà una delle maggiori leve di sviluppo, per creare nuove forme di lavoro e offrire maggiore occupazione alle nuove generazioni. La formazione esperenziale sarà supportata da un utilizzo sempre più “umano” della tecnologia, perché più propriamente “plasmato” sui bisogni primari e secondari dell’individuo, dell’organizzazione e della intera collettività, e anche da una maggiore condivisione dei più importanti valori etici alla base della nostra civiltà e società moderna.


 

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