Elisabetta Lefons

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ELISABETTA LEFONS

LEFONS ELISABETTA AIF
Formatore Senior presso Cefal, Ecipar, Ial Bologna, socio AIF Emilia Romagna.

L’innovazione tecnologica sta trasformando le relazioni umane, e il cambiamento è stato percepito anche all’interno delle organizzazioni e delle aziende con cui collaboriamo. La formazione deve innovare metodi, strumenti e spazi al fine di valorizzare la persona in un contesto sempre più digitalizzato. Quali sono i principali cambiamenti da realizzare? Il cambiamento porta con sé elementi positivi? e quali?
Da 18 anni insegno negli enti di Istruzione e Formazione Professionale, dove il legame tra mondo del lavoro e mondo della formazione scolastica è molto forte e la crescente digitalizzazione ha portato anche noi docenti a rivoluzionare le modalità di insegnamento, cercando sempre di tenere al centro la persona con le sue esigenze e le sue peculiarità.

Senza alcuna ombra di dubbio, le nuove tecnologie permettono al docente di creare una formazione veramente individualizzata e personalizzata: esperienze laboratori ali, ricerche più ampie, confronto con culture diverse ed anche strumenti compensativi là dove ci siano bisogni educativi speciali.

Il rischio che si sta correndo, però, soprattutto fra le nuove generazioni, è quello di fare prevalere la tecnologia, “schiacciando” la persona: sono convinta che in azienda, come in aula, come nella formazione in generale, gli strumenti tecnologici devono servire alla persona, al lavoratore e non il contrario.

Per questo motivo il formatore deve sempre tenere in mente questo: la persona al centro e bisogna avere il coraggio di portare avanti questa modalità anche negli interventi in azienda.

 

I sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di imparare prospettando nuove forme di vita, cioè entità sensienti di cui non possiamo prevedere, né tanto meno guidare, lo sviluppo. Come questo processo di rapido sviluppo tecnologico, che riguarda la produzione dell’intelligenza collettiva si può legare a etica e valorizzazione della cultura nei processi organizzativi aziendali? In che modo la formazione può supportare la persona affinché possa contribuire all’innovazione senza subirla passivamente?
Credo che il nuovo a priori Kantiano dei formatori sia quello di coadiuvare e dirigere le nuove sfide tecnologiche, di formare tecnologicamente le persone per fornire loro tutti gli strumenti di controllo e di uso consapevole dei futuri sviluppi della tecnologia da un lato e dall’altro di empowerment delle persone, questa deve essere la nuova etica di ogni formatore, in una società sempre più liquida, come la definisce Bauman, dove le relazioni sono sempre più sfilacciate e molto spesso demandate ai social network.

Sono convinta che ci sia un assoluto bisogno di un nuovo umanesimo, che aiuti la società tutta, di conseguenza anche gli ambienti lavorativi, a porre al centro la persona e le relazioni tra le persone, in particolare nel mondo lavorativo.

 

Ieri hai detto domani. Oggi i giovani sono il futuro della nostra società, la crisi e la scarsità di investimenti rischiano di contrapporre la dimensione personale della realizzazione del sé a quella della competitività delle imprese e dei territori. In che maniera la formazione potrà far conciliare questi due estremi enfatizzando i valori strategici dell’impresa con la valorizzazione della persona nella sua essenza? In che modo la formazione può costruire una situazione ideale in azienda generando entusiasmo e partecipazione?
La formazione, allora, diventa sempre più strategica in particolare per i giovani e per stabilire un nuovo patto generazionale per “sprovincializzare” il sistema industriale italiano.

Mi preme, per concludere, sottolineare che la politica gioca un ruolo determinante: in questi ultimi 20/30 anni le grandi industrie italiane sono state svendute agli stranieri, dalla chimica, all’impiantistica, persino l’industria alimentare….occorre riflettere e capire dove realmente si vuole andare!


 

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