Melania Prisco

Categories: AIF,Interviste

  


MELANIA PRISCO


27 anni, campana. Dopo la laurea magistrale in Relazioni Internazionali, ha conseguito un Master in Risorse umane e gestione dei talenti presso l’IPE Business School. È entrata nel mondo HR affiancando la Responsabile Organizzazione e Risorse umane presso Banca Monte Pruno, in provincia di Salerno. Coltiva studi e conduce ricerche su capitale umano, soft skills ed intelligenza emotiva.

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

“Sentiero” è una parola che di frequente utilizziamo in varie accezioni metaforiche, facciamo riferimento al “sentiero della vita”, alle possibili strade da poter imboccare, alla necessità di individuare il percorso che più possa renderci soddisfatti, in ogni ambito dell’esistenza. Nella costruzione di un “sentiero” professionale che si riveli fonte di benessere e di crescita, la funzione HR può ricoprire un ruolo determinante in ogni azienda, assolvendo ad un importante compito: quello di arricchire la “cassetta degli attrezzi” delle sue persone, dotandole di strumenti utili ad intraprendere il cammino più proficuo.

Nella mia carriera, da poco iniziata, ho trovato particolarmente utile ricevere costantemente feedback sul mio operato e valutazioni su cosa mi avesse permesso di raggiungere buoni risultati e su cosa, invece, dovesse essere migliorato. Credo che gli addetti alle risorse umane debbano contribuire alla costruzione di un clima di ascolto all’interno delle organizzazioni, che agevoli lo sviluppo del capitale umano di coloro che ne fanno parte e, indirettamente, incentivi processi di confronto, autovalutazione e, dunque, crescita.

 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

Ritengo che la consapevolezza delle proprie conoscenze e competenze si articoli come un vero e proprio processo che, a partire dall’analisi delle proprie attitudini e dei propri bisogni, debba condurre alla comprensione delle modalità ottimali, tra quelle possibili, per nutrire il proprio potenziale e trasformarlo in potenzialità. È quanto avviene più frequentemente di quanto pensiamo, interessa molte delle nostre scelte: da quella della Facoltà universitaria a cui iscriversi, a quella del settore professionale che più possa appartenerci, alla cernita delle organizzazioni a cui inviare il nostro curriculum vitae. La celeberrima esortazione greca γνῶθι σαυτόν, “conosci te stesso” acquista più che mai valore in un’era, come quella attuale, in cui gli scenari socio-economici mutano rapidamente e risultano difficili da prevedere: diventa indispensabile “connettersi” con il presente, con le esigenze che bussano alla porta “qui ed ora” e sapere qual è il contributo che possiamo fornire.

Da questo punto di vista, possono venirci incontro meditazione, psicologia e neuroscienze, attraverso la Mindfullness, letteralmente “pienezza mentale”, che consiste nell’applicazione, mutuata recentemente in Occidente dal mondo orientale, di tecniche di concentrazione e meditazione che potenziano i livelli di attenzione e consapevolezza, permettono di calarsi nel presente, di gestire i pensieri in modo sano e incanalarli nella giusta direzione. Dedicare del tempo alla Mindfulness anche in azienda potrebbe agevolare la creatività, il dinamismo e l’autonomia di coloro che ne fanno parte ed apportare vantaggi considerevoli in termini di produttività e benessere.
 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

“Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”. La celeberrima espressione resa nota nel 1979 dal matematico Edward Lorenz concerne l’”effetto farfalla” che, banalmente, potremmo spiegare come la possibilità che uno spostamento di molecole d’aria, come quello causato dal battito d’ali di una farfalla, possa generarne altri, fino a scatenare, potenzialmente, un uragano, anche dall’altra parte del mondo. È quanto connota la realtà globalizzata ed interconnessa della quale facciamo parte, in cui nessuno può sentirsi avulso dalla relazione con l’altro. Le nostre azioni hanno un impatto concreto sul resto del mondo, a partire dalla realtà sociale e lavorativa che viviamo nel quotidiano.

È per questo che essere inseriti all’interno di network, stringere alleanze che permettano lo scambio e la condivisione di best practices può realmente fare la differenza nell’innescare un cambiamento positivo. Ancora una volta, le aziende possono, attraverso coloro che hanno cura delle risorse umane, diffondere una cultura organizzativa orientata alla formazione, promuovere una serie di iniziative tese a rafforzare la cooperazione, il team working e a potenziare skills come l’ascolto attivo, l’empatia, la coscienziosità che sono alla base di ogni sana relazione con l’altro.


 

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