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Pietro Caputo

Categories: AIF,Interviste

  


PIETRO CAPUTO


Psicologo, Supervisore, Formatore

Psicologo ad indirizzo clinico e di comunità, lavoro attualmente come Supervisore Clinico e Formatore presso le strutture accreditate della Cooperativa Sociale “il Cigno” di Cesena, come Psicologo al Centro Diurno “Violante Malatesta” di Cesena e nel “Reparto Speciale Demenze” della “Residenza Sanitaria Sole” di Misano Adriatico. Abilitato, inoltre, alla Mindfulness Psicosomatica seguendo le linee del Progetto Gaia-Kirone, conduco gruppi in diverse città tra l’Emilia Romagna e le Marche. Infine, sono membro di diverse società scientifiche, tra cui la Società Italiana di Psicologia dell’Invecchiamento, l’Associazione Italiana di Psicogeriatria e la Società degli Psicologi dell’Area Neuropsicologica.

Sono specializzato nell’area della gerontologia e, in particolare, nella gestione dell’Anziano con demenza e con disturbi psico-comportamentali severi, con un’attenzione specifica alle terapie psico-sociali. Svolgo infine attività di supporto, formazione e supervisione all’equipe (C.R.A., Centro Diurno, Comunità Psichiatrica) e counseling/formazione dei familiari.

Quest’anno la riflessione che vorremmo proporre riguarda il nostro lavoro quotidiano e più nello specifico tre parole:
 
La prima parola è sentiero, inteso come percorso quotidiano di sviluppo e conoscenza.

E’ una parola che mi richiama alla mente una serie di cose, come l’immagine di una stradina di campagna, piena di curve e con tanta vegetazione, oppure un libro di Coelho, “L’alchimista”, ma ciò che sento più coerente è un pensiero espresso in un film di Dan Millan, “Il guerriero di pace”, dove uno dei protagonisti afferma che “il vero scopo del viaggio non è la meta, ma il viaggio stesso”. Sapersi ascoltare, coltivare il silenzio interiore e cogliere la preziosità di ogni istante della nostra vita, credo siano alcuni degli strumenti che possono aiutare ognuno di noi a percorrere quel sentiero, che conduce verso la meta più importante per tutti, cioè il nostro pieno sviluppo. In un’ottica strategica, quindi, soprattutto nel medio-lungo periodo, coltivare le relazioni umane, comunicando efficacemente e con empatia e ponendo al centro gli individui, vissuti “non come meri strumenti aziendali” ma come portatori di storie, e quindi di bisogni e paure, sarà possibile aiutare le persone e le organizzazioni lavorative a seguire il loro “sentiero autentico”.

 
La seconda chiave è il qui ed ora, la consapevolezza, intesa come conoscenza delle proprie competenze.

E’ lo strumento ideale per percorre quel “sentiero/viaggio” di cui si parlava poc’anzi, in quanto se coltivata in ogni momento, permette agli individui (e di conseguenza alle organizzazioni lavorative) di crescere e sviluppare le loro potenzialità. In particolare la mindfulness, intesa come piena consapevolezza e attenzione, è una pratica che può aiutare ognuno a rimanere in ascolto di se stessi e dei propri stati (psicologici, emotivi e corporei), con ripercussioni positive non solo sul proprio benessere ma anche di quello aziendale, specialmente in un’ottica di prevenzione del burnout e di gestione dello stress.
Infine, favorisce il senso di responsabilità e lo sviluppo del locus of control interno, fondamentali per creare un ambiente lavorativo basato sulla fiducia e la cooperazione rispetto a meccanismi paranoici e distruttivi.

 
Infine il cardine su cui si svolge la nostra vita, anche professionale, l’alleanza.

Secondo il mio punto di vista, la collaborazione tra gli individui è la naturale conseguenza di un ambiente vissuto come protettivo e positivo e necessariamente poggia sull’idea che “ognuno di noi è in relazione con gli altri” (siano essi individui, animali, piante, ambiente ecc.), così come conferma ormai con diversi studi (tra cui il fenomeno dell’entanglement) la fisica quantistica.

Pertanto, credo che per superare modalità individualistiche, basate soprattutto sulla competizione e sullo scontro, e favorire quindi comportamenti virtuosi di cooperazione, sarà importante:

1. a livello individuale, imparare a scegliere responsabilmente e consapevolmente come “nutrire quotidianamente i nostri pensieri”, in quanto alla base dei nostri comportamenti;

2. A livello organizzativo, adottare tutte quelle “pratiche”, come la mindfulness o la comunicazione non violenta, che possano dare agli individui quei mezzi per coltivare pensieri positivi e creare benessere.

In quest’ottica, i formatori hanno un ruolo fondamentale, in quanto possono affiancare le organizzazioni lavorative e gli individui a percorrere quel “sentiero” chiamato crescita.


 

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